Una nuvola sulla Biennale
Vapore acqueo denso che si espande e si ritrae: gli architetti di Transsolar & Tetsuo Kondo (Germania-Giappone) hanno chiuso una nuvola in una stanza dell’Arsenale. Al centro, una rampa che sale a spirale permette ai visitatori di attraversare il volume dell’ambiente e di farsi avvolgere dal fumo bianco, osservando da varie altezze lo spazio in trasformazione. E’ Cloudscapes, uno dei progetti presentati alla 12° Biennale di Venezia.
Suggestiva, la nuvola indoor, e anche un po’ simbolica… Perché una mostra di architettura rappresenta, si sa, cose che ancora non ci sono; è “un’esperienza di possibilità architettoniche”, ricorda la curatrice Kazuyo Sejima. E l’esposizione è uno spazio per formulare pensieri, più o meno concreti, non soluzioni ma punti di vista.
Così i cileni Radic e Correa scavano un “rifugio monoposto” dentro una pietra; lo studio Mumbai, India, ricostruisce postazioni lavoro a grandezza naturale per dimostrare come da quelle parti si produca con poche risorse. C’è chi trasforma un luogo secondo il disegno di una realtà ideale e chi invece sintetizza un intervento in progress: vedi Danimarca, con gli ecoprogetti realizzati nei quartieri di Copenhagen. Ricerche tanto diverse sui modi del vivere spesso richiedono agli osservatori uno sforzo di immaginazione, più che di comprensione: d’altra parte, suggerisce il titolo della rassegna di quest’anno, “le persone si incontrano nell’architettura”…
Eleonora Poli
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