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	<title>ParlamiDiCase &#187; Editoriali</title>
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	<description>La casa, in generale</description>
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		<title>Mozzarella competitiva e un po&#8217; cinese</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 09:04:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
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		<description><![CDATA[
Ieri, da zia titolata a dare consigli sulla lettura del giornale, spiegavo al nipote quattordicenne, intento a commentare per compito un articolo, la differenza che passa tra l’esprimere un’opinione basata su ricerca e fatti dettagliati e farlo sulla base di proprie idee. Concludevo la correzione incoraggiandolo ad esprimersi facendo questa distinzione: la penso così perché…, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2011/07/indiacina.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4210" title="indiacina" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2011/07/indiacina.jpg" alt="" width="449" height="300" /></a></p>
<p>Ieri, da zia titolata a dare consigli sulla lettura del giornale, spiegavo al nipote quattordicenne, intento a commentare per compito un articolo, la differenza che passa tra l’esprimere un’opinione basata su ricerca e fatti dettagliati e farlo sulla base di proprie idee. Concludevo la correzione incoraggiandolo ad esprimersi facendo questa distinzione: la penso così perché…, oppure non ne so quanto lui ma mi esprimo ugualmente perché… e blablabla.<span id="more-4209"></span></p>
<p>Francesco Alberoni, sul Corriere della Sera di oggi, 4 luglio, partendo da una segnalazione del film <em>Mozzarella stories</em> di un regista allievo del Centro sperimentale di Cinematografia, arriva a parlare di prodotto.  Cita Cina e India che<em> &#8220;con manodopera a buon mercato, banche, tecnologia e una capacità organizzativa che noi non possediamo più&#8221;</em> sarebbero un modello da contrapporre a quello raccontato nel film dove un Paese come il nostro con cultura di prodotto , fa i conti con bande criminali che imperversano ed è schiacciato da un mondo tecnologico globalizzato in cui dovremmo ancora abituarci a vivere.</p>
<p>Boh, francamente mi verrebbe da dire come ho detto a mio nipote: ma quanto si conosce  di cultura di prodotto -dico di quello che esce dalle industrie- e di Cina e India? Siamo davvero sicuri che è ancora ragionevole e informato parlare così di economia, modelli e consumi? Io francamente ne dubito e direi che è meglio parlare di film. Per quelli a volte basta una opinione semplice come il commento della partita o del nuovo arredamento della vicina.</p>
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		<title>Stiamo ballando sul Titanic, ma in rosa</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 08:46:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
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		<description><![CDATA[
Mi arriva verso sera uno degli ennesimi comunicati stampa. Garrulo,  festaiolo, promettente e civettuolo. Parla di capodanno d&#8217;estate, di  movida, di Martini, di red carpet, di vip, di kermesse, per finire nella  promessa della premiazione della coppia. Sento di voler prenotare  contemporaneamente il bunker delle aziende che li propongono per il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2011/06/design_of_love_martini_opt.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4153" title="design_of_love_martini_opt" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2011/06/design_of_love_martini_opt.jpg" alt="" width="450" height="253" /></a></p>
<p>Mi arriva verso sera uno degli ennesimi comunicati stampa. Garrulo,  festaiolo, promettente e civettuolo. Parla di capodanno d&#8217;estate, di  movida, di Martini, di red carpet, di vip, di kermesse, per finire nella  promessa della premiazione della coppia. Sento di voler prenotare  contemporaneamente il bunker delle aziende che li propongono per il post  2012 (con collegamento internet? Ma perché dopo le catastrofi? E che  ci si fa con facebook dal bunker? Boh ci penseremo) oppure il volo sul  primo pianeta raggiungibile. <span id="more-4151"></span></p>
<p>Sono favorevole ai festeggiamenti, ma tutto  questo ballonzolare da un evento all&#8217;altro non ci sta rimambendo? Lo  diciamo sempre ma aumentano, li organizziamo e li alimentiamo. Si fa  business con questo. Poi si disquisisce di &#8220;aperitivo rinforzato&#8221; o di  chef parade. Si mangia, si beve e lo si fa tutto l&#8217;anno. Si balla  intorno ai prodotti inesistenti o si celebrano quelli vecchi. Voglio  scendere, ma sto suonando il pianoforte.</p>
<p><em>Rosanna Brambilla</em></p>
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		<title>Mezzi di comunicazione senza frontiere</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2011 09:13:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
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		<description><![CDATA[Ieri (lunedì 16 maggio) in sala Buzzati a Milano, RCS Mediagroup e Unidad Editorial hanno organizzato l’incontro “I mezzi di comunicazione senza frontiere”, un momento di riflessione tra il secondo gruppo editoriale italiano e la sua declinazione spagnola. Il tema era la reinvenzione del giornalismo, dei giornalisti e della comunicazione a fronte della rivoluzione tecnologica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2011/05/tablets.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4028" title="tablets" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2011/05/tablets.jpg" alt="" width="420" height="305" /></a>Ieri (lunedì 16 maggio) in sala Buzzati a Milano, RCS Mediagroup e Unidad Editorial hanno organizzato l’incontro “I mezzi di comunicazione senza frontiere”, un momento di riflessione tra il secondo gruppo editoriale italiano e la sua declinazione spagnola. Il tema era la reinvenzione del giornalismo, dei giornalisti e della comunicazione a fronte della rivoluzione tecnologica di questi anni.<span id="more-4026"></span></p>
<p>Il pensiero è unanime: bisogna concentrarsi sul lettore. Mettere da parte personalismi e firme e creare contenuti pensati attorno all’utente, di qualità e quantità necessarie a riempire le nuove vie della comunicazione, ampliate dall’avvento del web, dei social media e dai nuovi dispositivi portatili come gli smartphone e i tablet. Certamente Internet è un ecosistema ben definito, un mondo con un linguaggio e delle regole proprie. E sono i giovani, i cosiddetti “nativi digitali” a padroneggiare efficacemente i codici adatti per muoversi in rete, e proprio dai giovani bisogna ripartire.</p>
<p>Il <em>mobile </em>sembra essere il terreno di conquista prediletto per i gruppi editoriali. iPhone, iPad, Blackberry, Samsung Galaxy e la miriade di tablet che stanno proliferando ormai giorno dopo giorno. Il punto di partenza è creare versioni elettroniche dei prodotti editoriali, pensandole e riadattandole a seconda delle possibilità e delle potenzialità del mezzo; dunque animazioni, multimedialità, video e aggiornamenti in tempo reale. Il punto di arrivo invece è rendere tutti questi contenuti disponibili, fruibili e acquistabili.</p>
<p>In questa direzione, Unidad Editorial ha presentato Orbyt, un chiosco elettronico del tutto simile a una normale edicola, disponibile nell’app store di iTunes e nei corrispondenti negozi virtuali delle altre piattaforme, che contiene tutte le testate del gruppo e, in futuro, anche altri marchi e altri editori. E da qui sorge lo spunto di riflessione più interessante.</p>
<p>Nella mente dei suoi fondatori, il web doveva essere un luogo fantastico, una nuova utopia con libertà di parola e di espressione, orizzontalità nei rapporti e democrazia delle connessioni. Vent’anni dopo, internet assomiglia sempre di più a un oligopolio di grandi multinazionali. Google decide cosa cercare, e dunque cosa trovare. YouTube sancisce cosa vedere e come vederlo. La battaglia tra Apple e Adobe poi apre scenari inquietanti sul futuro della produzione e della fruizione dei contenuti multimediali.</p>
<p>In questo sistema tutt’altro che pluralista si inserisce l’editoria digitale. E la possibilità di sostituire le riviste da tavolino con una tavoletta e un unico luogo, virtuale, dal quale acquistare qualsiasi prodotto editoriale di gradimento. La comodità è innegabile, ma forse l’idea libertaria alla base della rete viene un poco offuscata. In questo modo, di fatto, si toglie la libertà del lettore di cercare e riordinare le riviste, la possibilità di scegliere cosa e dove comprare; riproporre pedissequamente l’esperienza di acquisto reale (l’edicola) online, sfruttando ben poco le infinite potenzialità della rete e dei dispositivi portatili è come usare un vecchio linguaggio in un ambiente totalmente nuovo e diverso.</p>
<p><em>Jacopo Cirillo</em></p>
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		<title>Freegano è bello</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 10:39:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
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		<description><![CDATA[
No, non è un modo di complimentarsi per un ladrocinio ma una tendenza (il freeganismo) che presto vedrà uno sviluppo anche da noi, credo. In Polonia, un gruppo di ragazzi rovista nella spazzatura non per povertà o indigenza ma per dimostrare che si butta via un sacco di roba buona e utilizzabile.
Ovvio che i freegani ritengano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2011/02/food-waste-freeganism_opt.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3169" title="food-waste-freeganism_opt" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2011/02/food-waste-freeganism_opt.jpg" alt="" width="400" height="303" /></a></p>
<p>No, non è un modo di complimentarsi per un ladrocinio ma una tendenza (il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Freeganismo" target="_blank">freeganismo</a>) che presto vedrà uno sviluppo anche da noi, credo. In Polonia, un gruppo di ragazzi rovista nella spazzatura non per povertà o indigenza ma per dimostrare che si butta via un sacco di roba buona e utilizzabile. <span id="more-3152"></span></p>
<p>Ovvio che i <em>freegani</em> ritengano che i nostri bisogni possano essere soddisfatti attraverso il riciclaggio, il recupero di prodotti e lo scambio reciproco. Loro sono arrivati a dimostrare che si possono cucinare verdure praticamente fresche e intonse buttate nei cassonetti di Varsavia e farne manicaretti.</p>
<p>Le persone, dicono, si schifano a vederli frugare nei cassonetti.. però che dire, coraggiosi, ingegnosi e non &#8220;menosi&#8217;. Esprimono una opposizione alle grandi società che badano al profitto -- dicono i portavoce del movimento - proponendo una alternativa. Da non freeeegarsene direi.</p>
<p><em>Rosanna Brambilla</em></p>
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		<title>Silenzio, parlano le polveri sottili</title>
		<link>http://parlamidicase.com/editoriali/silenzio-parlano-le-polveri-sottili/</link>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 10:14:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
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		<description><![CDATA[
Torno un secondo sull&#8217;argomento domeniche con blocco anti-smog. Dissento fortemente dai colleghi -tutti- che lodano le opportunità di scoperta culturale delle città che hanno il fermo. Recentemente ho fatto un piccolo intervento alle tonsille e tutti a dirmi: -Uh ma quanti gelati puoi mangiare!
Premesso che il gelato non mi piace granché, se alla mia età [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times} --><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2011/01/blocco_opt.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3139" title="blocco_opt" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2011/01/blocco_opt.jpg" alt="" width="400" height="267" /></a></p>
<p>Torno un secondo sull&#8217;argomento domeniche con blocco anti-smog. Dissento fortemente dai colleghi -tutti- che lodano le opportunità di scoperta culturale delle città che hanno il fermo. Recentemente ho fatto un piccolo intervento alle tonsille e tutti a dirmi: -Uh ma quanti gelati puoi mangiare!<span id="more-3138"></span></p>
<p>Premesso che il gelato non mi piace granché, se alla mia età avessi voluto scoppiare di gelato l&#8217;avrei potuto fare anche senza farmi martoriare l&#8217;ugola. Quindi, non mi venite a dire che si riscopre il silenzio, i musei, le piazzette e il cinguettio di tortore scampate al nostro delirio. Voglio e pretendo di farlo tutto l&#8217;anno. Voglio che si dica che bisogna fare sacrifici e che si mettano i golf in casa, si abbassino i caloriferi, e non si animano i centri storici con lo shopping. Magari con dei grandi outlet di farmacie aperte a tutte le ore e signorine in camice che fanno saldi di fluimucil e aereosol&#8230;</p>
<p>Il silenzio, quello lo potete fare anche da non intossicati. Le parole per dire alle amministrazioni che è una priorità il benessere e che sappiamo di che cosa è fatto, quelle sì che vanno &#8220;emesse&#8221; altrimenti, oltre alle polveri sottili, dovremo mettere il segnalatore di superamento delle parole superflue. E altro che domeniche di blocco&#8230;</p>
<p><em>Rosanna Brambilla</em></p>
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		<title>Voglio un semaforo ecologico e polveri sottili di ribellione</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Jan 2011 17:18:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
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		<description><![CDATA[
Esercizio di oggi: cercare l&#8217;utile, il bello, il consolante, nella definizione: &#8220;Milano è tra le prime città ad avere il protocollo anti smog&#8221;. Proseguire con &#8220;si riuniscono per varare piano per fermare le auto&#8221;. Poi leggere (a caso) un articolo apparso su Grazia in cui Anselma dell&#8217;Olio si inorgoglisce perché secondo il New York Times Milano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2011/01/semaforo_opt.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3135" title="semaforo_opt" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2011/01/semaforo_opt.jpg" alt="" width="384" height="373" /></a></p>
<p>Esercizio di oggi: cercare l&#8217;utile, il bello, il consolante, nella definizione: &#8220;Milano è tra le prime città ad avere il protocollo anti smog&#8221;. Proseguire con &#8220;si riuniscono per varare piano per fermare le auto&#8221;. Poi leggere (a caso) un articolo apparso su Grazia in cui Anselma dell&#8217;Olio si inorgoglisce perché secondo il New York Times Milano rientra tra le città da visitare e non è più considerata un vasto centro commerciale in cui passare a fare shopping.<span id="more-3134"></span></p>
<p>Dopo tre anni di ristrutturazione al palazzo dell&#8217;Arengario, ha aperto il Museo del Novecento. Shakerare e poi leggere Alberoni oggi: &#8220;alla Fiera, a Garibaldi, al Portello sta sorgendo una stupenda architettura verticale&#8221;. Scuotete bene di nuovo tutto e aggiungete qua e là le responsabilità incrociate, i numeri -- abbiamo solo 42 giornate di sforamento dei valori rispetto alle 133 del 2007. E adesso insistete, fatevi male leggendo quello che dicono i pediatri, aggiungete la consapevolezza che gli adulti si scocciano se i bambini tossiscono e abbiamo l&#8217;inquietante numero espresso da quel 20% di morti in culla provocate dagli &#8220;scuotimenti&#8221; da parte degli adulti.</p>
<p>Bene, cioè male. Qualcuno cominci a fare l&#8217;elenco delle attività serie e concrete che migliorino la nostra vita da oggi pomeriggio. Io so che scrivo un pezzo del genere quasi ogni anni, che più o meno lo faccio allo scadere del dodicesimo giorno, che delle domeniche a piedi ne ho piene le scatole da quando, negli anni settanta, noi privilegiati avevamo le grazielle e la bronchite sempre. In più, come categoria a rischio, devo pure stare rintanata, aprire le finestre ma non nelle ore &#8220;di pericolo&#8221;. Quindi? Cerco disperatamente in rete e nel mondo un elenco di cose utili da citare durante le conversazioni, cose da fare subito. poi lo leggo, sperando che forze benefiche se ne occupino. E ci liberino al più presto delle polveri sottili.</p>
<p>E dei sottili, striscianti pensieri di concreta ribellione? No, di quelli chiedo che il mondo si pervaso. Comincio col segnalarvi il <a name="&amp;lid=www.ecologiae.com/semaforo-anti-smog-svizzera/21241/&amp;lpos=homearticle-box = 1__link-position = 6"></a>.</p>
<p>In Svizzera, appunto, stanno approntando una nuova combinazione di colori che sostituisca la classica tripletta rosso-giallo-verde, basandosi sulle emissioni inquinanti del veicolo. Cromaticamente è tutto molto più scuro e parte dal nero, che ammonisce le automobili che producono più smog, segue poi il grigio, il bianco e, infine, un colore dorato che certifica il quantitativo giusto di emissioni (cioè pochissimo) e permette di accedere alle zone a traffico limitato.</p>
<p>Le principali fonti di emissioni nocive sono le automobili, per questo il ministero dell’Ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni svizzero ha pensato di usare uno dei &#8220;simboli&#8221; del traffico cittadino, il semaforo, e trasformarlo in un rilevatore anti-smog. Di certo tutta un&#8217;altra cosa rispetto all&#8217;ecopass milanese o ad altri stratagemmi all&#8217;acqua (inquinata) di rose.</p>
<p><em>Rosanna Brambilla</em></p>
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		<title>Momento di cordoglio per l&#8217;innovazione</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jan 2011 13:59:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
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		<description><![CDATA[(via Zapworld)
Vorrei proporre un minuto di silenzio e di cordoglio a ogni convegno, convention o evento per la parola &#8220;innovazione&#8221;. Vorrei avere l&#8217;acume, la visione e persino la caustica argomentazione tinta di poesia di Ceronetti. Vorrei che qualcuno fosse affetto / afflitto dal desiderio di trovare coerenza in alcune affermazioni e fatti. Una parola, ancora: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2011/01/ZAP-or-SUV3_opt.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3056" title="ZAP or  SUV[3]_opt" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2011/01/ZAP-or-SUV3_opt.jpg" alt="" width="400" height="392" /></a>(via <a href="http://www.zapworld.com/" target="_blank">Zapworld</a>)</h6>
<h6><span style="font-weight: normal; font-size: 13px;">Vorrei proporre un minuto di silenzio e di cordoglio a ogni convegno, convention o evento per la parola &#8220;innovazione&#8221;. Vorrei avere l&#8217;acume, la visione e persino la caustica argomentazione tinta di poesia di Ceronetti. Vorrei che qualcuno fosse affetto / afflitto dal desiderio di trovare coerenza in alcune affermazioni e fatti. Una parola, ancora: SUV. Facciamo finta di non avere l&#8217;onere della documentazione fitta e possibile e volerla proporre, convinti che nessuno arriverebbe in fondo nella lettura.</span></h6>
<p><span id="more-3055"></span></p>
<p>Allora mi lancio in affermazioni di apparente qualunquismo. Che faremo, se non cercare di approfittare della smania di consumismo dei cinesi di nuove macchine ad &#8220;alto valore aggiunto&#8221;? Il lusso, e l&#8217;incoraggiare con prodotti competitivi della stessa categoria, è davvero l&#8217;interpretazione della parola &#8220;innovazione&#8221; nelle aziende? Gli studi sul futuro, su diversi modi di organizzare le città, la viabilità, i consumi, i modelli, come ci &#8220;azzeccano&#8221; con i SUV che verranno assemblati e diventeranno la prima risposta spendibile a breve per salvare o risollevare un&#8217;azienda primaria? Questo modello di risposta, che è sicuramente quello più opportunistico (non ho scritto opportuno perché non lo so, mentre dell&#8217;altra parola lo sospetto) diventerà il modello di fare innovazione anche di prodotto del futuro?</p>
<p>Giustamente, in questi giorni ci si sofferma sul tema contrattuale messo in discussione da Fiat; io vorrei provare a comprendere, ma solo con lo sguardo parziale delle mie competenze, come trovare credibili le cose di cui parliamo e scriviamo quando i designer e i progettisti si mettono al servizio dell&#8217;azienda e dell&#8217;economia, e poi quando si ricorre alla risposta &#8220;del prodotto ad alto valore aggiunto&#8221;. Qualche ola in meno ai discorsi di Obama, qualche vero profondo colpo di eroica scellerata visione verso soluzioni e pensieri che guardino al futuro degli umani.</p>
<p>Sicuramente verremo subissati da Fiat e da altri nuovi modelli cool, smart, fetish, glam, easy; i centri di ricerca del mondo, come il mondo dei ricercatori scientifici, hanno nel cassetto le soluzioni per indurre a minori consumi e a stili di vita differenti e sostenibili per lo stesso mondo nel quale, ironia della sorte, un possibile &#8220;mercato&#8221; del Mediterraneo lotta per il pane. Ma a noi importa, per ora, portare a casa la pelle, la nostra, e mettercela pure sui SUV, magari pelliccia, che fa più lusso e in fondo serve per far star caldo Fuffi.</p>
<p><em>Rosanna Brambilla</em></p>
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		<title>Roma in versione nuovo millennio</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 08:43:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
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In un week end autunnale di cielo azzurro niente antichità, per una volta, full immersion nella città futura. In una strada che non te lo aspetti, nel quartiere Trieste, si nasconde tra le case il Macro, Museo di Arte Contemporanea. Discreti all’esterno, i tratti dell’ampliamento progettato dall’architetto Odile Decq si scoprono poco a poco percorrendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/09/macrogood.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2727" title="macrogood" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/09/macrogood.jpg" alt="" width="400" height="267" /></a></p>
<p>In un week end autunnale di cielo azzurro niente antichità, per una volta, full immersion nella città futura. In una strada che non te lo aspetti, nel quartiere Trieste, si nasconde tra le case il Macro, Museo di Arte Contemporanea. Discreti all’esterno, i tratti dell’ampliamento progettato dall’architetto Odile Decq si scoprono poco a poco percorrendo la corte interna: copertura in vetro opaco, passerelle sospese, un inserto trasparente  a terra che dà luce ai piani sotterranei; e la scenografica scala che porta al terrazzo panoramico, non ancora aperto ai visitatori. Le vetrate verde-azzurro della parte nuova raccordano gli edifici dell’ex fabbrica Peroni di cui non è andato perso, nonostante tutto, lo stile.<span id="more-2726"></span></p>
<p>Tappa successiva è il Maxxi, inaugurato pochi mesi fa. Un’altra riconversione, da caserma a museo del XXI secolo: dell’edificio in cemento-vetro-acciaio di Zaha Hadid, prima cosa che colpisce sono le dimensioni (“maxi”, appunto); la seconda è l’integrazione con il contesto urbano. A Roma, nelle città italiane in genere, spazi pubblici così grandi sono abbastanza inediti; pensati per le opere, certo, ma soprattutto per le persone. Anche senza sapere nulla dei materiali e delle soluzioni tecnologiche impiegate, l’architettura rimane più impressa delle collezioni. Fuori, un percorso pedonale si snoda tutt’intorno alla struttura, ne fa in qualche modo già parte; dentro, la hall a tutta altezza fa quasi sentire un vuoto d’aria e le scale ondulate che portano alle gallerie sembrano volare.</p>
<p><em>Eleonora Poli</em></p>
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		<title>Dalla moda, a tutto fiore</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Sep 2010 13:31:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[pellicce]]></category>
		<category><![CDATA[sfilate]]></category>
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Mi impegno brevemente ad osservare la moda da lontano. Capto tre cose: la prima, la demenziale e volgare proliferazione di peli, pelle, pellicce che codifica il concetto di lusso in un qualcosa di volgare come le relazioni pericolose con Putin e Gheddafi. Mi ricorda lo sproloquio del Lusso da impero decaduto, da postriboli di guerre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/09/phpFamvvsAM.jpg.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2712" title="phpFamvvsAM.jpg" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/09/phpFamvvsAM.jpg.jpeg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p>Mi impegno brevemente ad osservare la moda da lontano. Capto tre cose: la prima, la demenziale e volgare proliferazione di peli, pelle, pellicce che codifica il concetto di lusso in un qualcosa di volgare come le relazioni pericolose con Putin e Gheddafi. Mi ricorda lo sproloquio del Lusso da impero decaduto, da postriboli di guerre stellari, da progetti d&#8217;arredo che trasformano salotti in privè e bagni in location di 007.<span id="more-2710"></span></p>
<p>E fin qui per le proposte invernali. Poi invece bella sorpresa che travolgerà i designer e le signore in nero-blu-scarpe basse-e aria saccente del mondo design. Và il colore! Si, quello delle copertine di Bravacasa, quello degli artisti da Miami e Palermo, quello di cui parlo io da anni per combattere il grigiore mentale e progettuale. Il pop non è volgare, il caraibico sì, se &#8220;indossato&#8221; da un divano, no se illumina di gioia una sedia! Tinte forti ed effetti tridimensionali. Al salone del Mobile futuro, vedremo meno monachelle e più Avatar.</p>
<p><em>Rosanna Brambilla</em></p>
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		<title>Scollato per un bicchiere d&#8217;acqua</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 14:44:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[lavatrici]]></category>
		<category><![CDATA[Made in Italy]]></category>
		<category><![CDATA[qualità]]></category>
		<category><![CDATA[tavoli]]></category>
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È di oggi un articolo del Corriere che segnala la situazione degli stabilimenti Indesit che producono lavatrici. Ci saranno chiusure. Di qualche giorno fa la notizia che sono rimasti in gran parte inutilizzati i fondi messi a disposizione per l&#8217;acquisto di elettrodomestici. È di qualche giorno fa il racconto, fatto a me, di un tassista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/09/lavatrice.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2640" title="lavatrice" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/09/lavatrice.jpg" alt="" width="300" height="363" /></a></p>
<p>È di oggi un articolo del Corriere che segnala la situazione degli stabilimenti Indesit che producono lavatrici. Ci saranno chiusure. Di qualche giorno fa la notizia che sono rimasti in gran parte inutilizzati i fondi messi a disposizione per l&#8217;acquisto di elettrodomestici. È di qualche giorno fa il racconto, fatto a me, di un tassista che affranto sosteneva di aver preso un tavolo di &#8220;marca&#8221; made in Italy, e che un bicchiere d&#8217;acqua ha letteralmente divelto. <span id="more-2639"></span></p>
<p>Si, è bastato il rovesciamento di un bicchiere per staccare l&#8217;impiallacciatura del piano. L&#8217;azienda, dopo un balletto di rimbalzo con il rivenditore, gliene ha consegnato un altro che però presentava anch&#8217;esso problemi e la risposta è stata: questo è il nostro standard qualitativo. E anche: ci metta una tovaglia! A me quest&#8217;estate, avendo usato come appoggio un piano recuperato da un mobile di marca &#8220;altissima&#8221;, è capitato di vedere lo stesso dopo una pioggerellina estiva.</p>
<p>Morale? In autunno cadranno bicchieri, pioverà più forte, le aziende scopriranno che il design ha bisogno di credibilità e non solo &#8220;immagine&#8221; così come la conosciamo. E che con meno soldi in circolazione tutti si faranno più critici e attenti. Se il made in Italy per essere competitivo abbassa standard, se si chiudono aziende, se cominciamo a strapparci un &#8220;osso&#8221;, è il momento di trovare soluzioni non a breve respiro. Sollecitando, chi può, a trovare pensieri veri per immaginare risposte che non siano quelle che conoscevamo. Siamo al truciolare, se non si può dire alla frutta!</p>
<p><em>Rosanna Brambilla</em></p>
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