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	<title>ParlamiDiCase &#187; Parlamidilibri</title>
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	<description>La casa, in generale</description>
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		<title>Pecore, acqua e sprechi risolti</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jul 2011 07:16:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parlamidilibri]]></category>
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		<description><![CDATA[C&#8217;e&#8217; un bel libro, uscito qualche mese fa, sull&#8217;emergenza idrica che attraversa il pianeta. Da dove deriva, come affrontarla: &#8220;La grande sete -- l&#8217;era della scommessa sull&#8217;acqua&#8221; di Charles Fishman (ed. Egea) è il reportage di un viaggio (reale) alla scoperta del rapporto con l&#8217;acqua nelle diverse aree del mondo, dall&#8217;America all&#8217;India.
Tra le tante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2011/07/Lagrandesete_Copertina.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4316" title="Lagrandesete_Copertina" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2011/07/Lagrandesete_Copertina.jpg" alt="" width="350" height="550" /></a>C&#8217;e&#8217; un bel libro, uscito qualche mese fa, sull&#8217;emergenza idrica che attraversa il pianeta. Da dove deriva, come affrontarla: &#8220;La grande sete -- l&#8217;era della scommessa sull&#8217;acqua&#8221; di Charles Fishman (ed. Egea) è il reportage di un viaggio (reale) alla scoperta del rapporto con l&#8217;acqua nelle diverse aree del mondo, dall&#8217;America all&#8217;India. <span id="more-4315"></span></p>
<p>Tra le tante storie raccontate -- di sprechi e soluzioni possibili -- eccone una, lontana, che offre spunti di riflessione anche a noi. Siamo a Salisbury, vicino ad Adelaide, Australia del Sud. Quanta acqua occorre per lavare la lana ottenuta dalla tosatura delle pecore, prima di poterla commercializzare? Una quantità impressionante. La Michell Wool, azienda leader del settore, ne impiega 1 milione di litri al giorno, pari al fabbisogno di 750 famiglie. Fino al 2003, si serviva di acqua potabile dalla rete, la stessa che esce dai rubinetti delle case. Uno sperpero enorme, in questa parte dell&#8217;Australia dove ci sono periodi di grave siccità e ogni goccia è preziosa.</p>
<p>Finché un amministratore illuminato della Michell decise di investire nel progetto di un impianto per incanalare e filtrare l&#8217;acqua piovana che può diventare abbastanza pulita per lavare il manto lanoso delle pecore (che alla fine del trattamento perde quasi metà del peso!); ma anche per irrigare orti e giardini, per alimentare le fontane ornamentali o lo sciacquone dei wc delle abitazioni.</p>
<p>Quest&#8217;acqua &#8220;riciclata&#8221; scorre in appositive tubature, di colore viola per distinguerle sia da quelle di adduzione sia da quelle di scarico. Risultato? Per la Michell i costi sono scesi a un terzo. Un prodotto di scarto trasformato in risorsa: ci si dovrebbe pensare più spesso, ricordando che di tutta l&#8217;acqua presente sulla Terra, il 3% soltanto si può bere.</p>
<p><em>Eleonora Poli</em></p>
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		<title>Design in scatola di montaggio</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2011 06:58:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
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E se i mobili ce li costruissimo da soli? Viaggio alla ricerca dell’essenzialità perduta, per ristabilire l’equilibrio, troppo spesso sovvertito, tra estetica e funzione: “Design fai da te -- idee contro la crisi” (Rizzoli) è l’esperienza del gruppo Recession Design. Una proposta di un progetto “vissuto in diretta” dall’utilizzatore finale. Anziché vendere il prodotto finito, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2011/06/librorizzoli1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4095" title="librorizzoli" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2011/06/librorizzoli1.jpg" alt="" width="225" height="342" /></a></p>
<p>E se i mobili ce li costruissimo da soli? Viaggio alla ricerca dell’essenzialità perduta, per ristabilire l’equilibrio, troppo spesso sovvertito, tra estetica e funzione: “Design fai da te -- idee contro la crisi” (Rizzoli) è l’esperienza del gruppo Recession Design. Una proposta di un progetto “vissuto in diretta” dall’utilizzatore finale. Anziché vendere il prodotto finito, si può cioè spiegare come realizzarlo in autonomia, a partire da semplici materiali semilavorati e comuni attrezzi da bricolage. <span id="more-4092"></span></p>
<p>Oggetti d’autore – dalla sedia alla lampada -- che ciascuno costruisce con le proprie mani sulla scorta di semplici istruzioni, come fossero quelli dell’Ikea; un modello “firmato” al quale attenersi, con la possibilità però di personalizzarlo nei dettagli. Il volume è fatto di schede che illustrano ogni opera con tanto di simboli indicativi di tempi, costi e difficoltà. Ma tra le righe, viti e incastri a parte, si legge soprattutto una filosofia produttiva in contrasto con quella dominante sul mercato, dove le collezioni d’arredo (come avviene nella moda) hanno la durata di una stagione. Tabula rasa, quindi, si ricomincia da zero sfrondando il superfluo.</p>
<p>Con questo sistema, ogni componente si sa da dove proviene, quanti chilometri ha percorso per arrivare a casa nostra; la filiera si accorcia perché tra progettista e cliente non ci sono più intermediari, e si abbattono così i costi. Sono una trentina, di nazionalità diverse, i creativi di Recession Design; hanno esordito nel 2009 al Fuorisalone di Milano e poi alla Design Week di Vienna: dalla casa, il loro design democratico si estende ad altri ambiti, ufficio e outdoor. Prossima sfida, applicare gli stessi principi all’architettura e alle tecniche costruttive.</p>
<p> <em>Eleonora Poli<a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2011/06/librorizzoli.jpg"></a></em></p>
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		<title>Enzo Mari, progetto &amp; utopia</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Apr 2011 09:11:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parlamidilibri]]></category>
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		<description><![CDATA[
Dopo sessant&#8217;anni di lavoro, duemila idee realizzate e centinaia di collaborazioni con le più prestigiose aziende del settore dice di non saperlo in fondo ancora, che cos&#8217;è il design. So di non sapere socratico&#8230; Enzo Mari si racconta nella sua autobiografia appena uscita, &#8220;25 modi per piantare un chiodo&#8221; (Mondadori): storia di un &#8220;designer umanista&#8221; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2011/04/209_CoverGRA.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3930" title="209_CoverGRA" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2011/04/209_CoverGRA.jpg" alt="" width="250" height="347" /></a></p>
<p>Dopo sessant&#8217;anni di lavoro, duemila idee realizzate e centinaia di collaborazioni con le più prestigiose aziende del settore dice di non saperlo in fondo ancora, che cos&#8217;è il design. So di non sapere socratico&#8230; Enzo Mari si racconta nella sua autobiografia appena uscita, &#8220;25 modi per piantare un chiodo&#8221; (Mondadori): storia di un &#8220;designer umanista&#8221; nel quale sono spirito e metodo a indirizzare l&#8217;arte del fare, sempre. <span id="more-3929"></span></p>
<p>Per realizzare oggetti belli e utili che migliorino la vita delle persone non ci si può fermare ai tecnicismi, alle mode e alle esigenze del mercato che vorrebbe produrre sempre di più e al prezzo più basso; tanti oggetti “firmati” (oggi di questa parola si abusa tantissimo) senza dietro un pensiero. Un mercato del quale Mari è feroce critico fin da fine anni &#8217;70: da quando, a suo giudizio, la qualità è in caduta libera, le cose non rispondono più ai bisogni effettivi e hanno perso per strada la bellezza della forma. Ma a quasi ottant&#8217;anni lui non si arrende a un design &#8220;da discarica&#8221;, così lo chiama, e continua  a cercarne l’utopia e i risvolti etici, a inseguirne l&#8217;essenzialità. Come ha fatto da studente all&#8217;Accademia di Brera, e poi insegnando, disegnando mobili, ceramiche o giochi per bambini, allestendo mostre, scrivendo libri o occupandosi di problemi urbanistici.</p>
<p>Cambiano i tempi, del resto, non la sostanza; e fare il designer significa ancora assumersi una responsabilità &#8220;come fa il medico con il giuramento di Ippocrate&#8221;. Costruire una sedia o una lampada è anche trasmettere una scala di valori e ci sono mille modi per farlo: così non tutto è perduto, caos, spreco e bruttezza dei nostri tempi si possono arginare.</p>
<p> <em>Eleonora Poli</em></p>
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		<title>Più lenti e più felici</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Mar 2011 07:40:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
A correre dalla mattina alla sera rinunciano in pochi, eppure tutti la inseguono, la soluzione per ridurre il ritmo e godersi la vita. Così, in nome del “take your time” si scrivono guide e trattati; ultimo contributo è Vivere slow (ed. Dedalo), nuovo libro della sociologa Marìa Novo: filosofia e buon senso, stili e strategie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2011/03/bassaslow2.jpg"></a></p>
<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2011/03/bassaslow21.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3543" title="bassaslow2" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2011/03/bassaslow21.jpg" alt="" width="232" height="350" /></a></p>
<p>A correre dalla mattina alla sera rinunciano in pochi, eppure tutti la inseguono, la soluzione per ridurre il ritmo e godersi la vita. Così, in nome del “take your time” si scrivono guide e trattati; ultimo contributo è <em>Vivere slow </em>(ed. Dedalo), nuovo libro della sociologa Marìa Novo: filosofia e buon senso, stili e strategie quotidiane, mischiati nel  racconto di quello che vorremmo tanto essere ma non siamo. Un po’ per necessità e un po’ per scelta. <span id="more-3539"></span></p>
<p>Tra consigli e citazioni colte, in quest’elogio della lentezza si fa il punto della situazione e si moltiplicano le indicazioni per cambiare rotta. Come si possono ridurre i giri senza farsi più travolgere dalla cultura del fare-consumare? Allora, conta innanzitutto il contesto. Meglio abitare in una città slow: non è un modo di dire, bensì un <a href="http://www.cittaslow.net">programma</a> al quale aderiscono solo in Italia 60 Comuni, da Bra a Positano; ognuno ha meno di 50.000 abitanti e una qualità del vivere elevata sotto ogni aspetto.</p>
<p>Slow può essere l’ambiente, quindi, o anche il cibo, il modo di coltivare la terra e di gestire il tempo. Per centrare il risultato di rallentare occorre liberarsi dei sovraccarichi e tornare a imitare i cicli della natura, cioè i percorsi circolari (come quello dell’acqua) in cui fine e inizio coincidono. In pratica, la natura è “programmata” per riciclare, a differenza della produzione umana che procede solo in linea retta e non è ormai più in grado di stare al passo nello smaltire le scorie e rigenerare le risorse bruciate. I principi base dello sviluppo sostenibile richiederebbero l’esatto contrario, invece&#8230;</p>
<p><em>Eleonora Poli</em></p>
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		<title>La sfida del minimalismo quotidiano</title>
		<link>http://parlamidicase.com/parlamidilibri/la-sfida-del-minimalismo-quotidiano/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Feb 2011 09:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parlamidilibri]]></category>
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		<description><![CDATA[
C’è chi sostiene che svuotare ogni tanto ripostigli, armadi e cassetti ed eliminare tutto il superfluo non sia solo utile, ma addirittura catartico. Troppi oggetti accumulati opprimono, mentre per vivere “leggeri” e felici ne basterebbero 100, forse. L’idea è venuta a un trentasettenne di San Diego, Dave Bruno, che sfida i consumisti pentiti a seguirlo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2011/02/100thing_opt1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3180" title="100thing_opt" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2011/02/100thing_opt1.jpg" alt="" width="400" height="603" /></a></p>
<p>C’è chi sostiene che svuotare ogni tanto ripostigli, armadi e cassetti ed eliminare tutto il superfluo non sia solo utile, ma addirittura catartico. Troppi oggetti accumulati opprimono, mentre per vivere “leggeri” e felici ne basterebbero 100, forse. L’idea è venuta a un trentasettenne di San Diego, Dave Bruno, che sfida i consumisti pentiti a seguirlo nella filosofia dell’indispensabile, lasciando fuori (di casa) il resto. <span id="more-3178"></span></p>
<p>Il fondatore del gruppo ha redatto una sorta di guida: “La sfida delle 100 cose”, appunto; e attraverso il suo <a href="http://www.guynameddave.com" target="_blank">blog</a> fornisce consigli per muovere i primi passi nel nuovo stile di vita. Va detto subito che quello indicato è un numero simbolo, da non prendere troppo alla lettera: potrebbero anche essere meno o più di 100, le cose; o, più realisticamente, corrispondere a delle categorie comprendenti più pezzi.</p>
<p>Suggerito comunque, per cominciare, un sano esercizio di inventario personale: guardarsi intorno e selezionare solo ciò che davvero conta. Irrinunciabili i libri, i vestiti, i cd e l’auto? Oppure il pc, lo smartphone e il maxischermo tv al plasma? Si può scegliere… Certo, avere spazio vuoto intorno può fare molto bene; lo suggerisce anche il Feng Shui che chiama <em>space clearing</em> l’arte di spazzare via il disordine per lasciare fluire l’energia positiva del ‘chi’ che rimane altrimenti intrappolata…</p>
<p>Minimalisti lo si può dunque diventare: non si tratta semplicemente di risparmio, piuttosto di riscoprire l’essenziale contro la smodata quantità di tutto che ci circonda: e chissà mai che, oscillando tra un eccesso e l’altro, non si trovi il giusto equilibrio!</p>
<p><em>Eleonora Poli</em></p>
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		<title>I migliori oggetti della nostra vita</title>
		<link>http://parlamidicase.com/parlamidilibri/i-migliori-oggetti-della-nostra-vita/</link>
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		<pubDate>Wed, 26 Jan 2011 14:15:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parlamidilibri]]></category>
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		<description><![CDATA[
Che cosa hanno in comune la poltrona Sacco e la bottiglietta del Campari? Parliamo di creatività made in Italy. Hanno pensato soprattutto a un volume divulgativo, le autrici di “Design in Italia -- l’esperienza del quotidiano” (di Valentina Croci e Porzia Bergamasco, ed. Giunti); a una storia individuale e collettiva che parlasse di progetto, funzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2011/01/phpMXIxYUAM.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3086" title="00 COP DESIGN OKOK:Layout 1" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2011/01/phpMXIxYUAM.jpg" alt="" width="333" height="400" /></a></p>
<p>Che cosa hanno in comune la poltrona Sacco e la bottiglietta del Campari? Parliamo di creatività made in Italy. Hanno pensato soprattutto a un volume divulgativo, le autrici di “Design in Italia -- l’esperienza del quotidiano” (di Valentina Croci e Porzia Bergamasco, ed. Giunti); a una storia individuale e collettiva che parlasse di progetto, funzione e memoria attraverso le cose.<span id="more-3085"></span></p>
<p>Ci sono mobili, complementi e lampade indissolubilmente legati ai nomi dei designer e delle grandi aziende, da Artemide a Kartell, da Flos a Zanotta; ma un posto speciale ce l’hanno anche il frigo bombato di Smeg, il telefono con filo e cornetta, il mangiadischi arancione. E poi il barattolo della Nutella e il bacio Perugina perché come ci ricorda Gillo Dorfles il packaging, non meno del suo contenuto, può rappresentare un gusto e uno stile.</p>
<p>Attraverso le pagine del libro, curato dal direttore scientifico dello Ied Aldo Colonetti, si compie un bel viaggio nel presente-passato di oggetti in cui estetica ed esperienza quotidiana fanno tutt’uno, oggi come 50 anni fa. Alla ricerca di un design -- non necessariamente perduto – che migliora la vita delle persone a prezzi accessibili, tracciando segni.</p>
<p>Alcuni pezzi sono ancora in produzione, altri fanno un po’ parte della nostra preistoria (ciascuno ne ha una!); nell’immaginario, assumono contorni diversi a seconda delle età: per i più giovani esistono da sempre, si identificano con l’idea stessa di casa; per gli altri sono arrivati ad un certo punto e si collocano quindi in un momento preciso del percorso personale. Per i progettisti di oggi, infine, sono diventati archetipi, fonti dalle quali attingere e copiare, perché no, che a saperlo fare nel modo giusto non c’è niente di male.</p>
<p><em>Eleonora Poli</em></p>
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		<title>Guerra &amp; pace, una città in cantiere</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 09:38:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
(photo credit: GIULIO RIMONDI)
Esce in questi giorni Beirut Nocturne (Charta Art Books), libro-reportage che nei 43 scatti in bianco e nero del fotografo Giulio Rimondi racconta un luogo cambiato molte volte, e troppo rapidamente. Ora, alla fine del 2010, Beirut è tutta una corsa alla ricostruzione: dopo i tanti conflitti degli ultimi anni -- guerra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px 'Times New Roman'} p.p2 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px 'Times New Roman'; min-height: 16.0px} --></p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/12/beirut-1_opt.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2971" title="beirut 1_opt" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/12/beirut-1_opt.jpg" alt="" width="400" height="269" /></a></p>
<p style="text-align: right;"><em>(photo credit: GIULIO RIMONDI)</em></p>
<p style="text-align: left;">Esce in questi giorni <strong>Beirut Nocturne</strong> (Charta Art Books), libro-reportage che nei 43 scatti in bianco e nero del fotografo Giulio Rimondi racconta un luogo cambiato molte volte, e troppo rapidamente. Ora, alla fine del 2010, Beirut è tutta una corsa alla ricostruzione: dopo i tanti conflitti degli ultimi anni -- guerra e guerra civile -- è il momento di un boom edilizio che porta lavoro e fa tornare a girare l’economia.<span id="more-2970"></span></p>
<p>Così, in controtendenza rispetto a molti altri Paesi, la vendita di immobili in Libano avanza, anche dall’Europa le imprese ricominciano a investire e costruire. Nuove abitazioni crescono soprattutto in verticale, mentre sta maturando il progetto di un’isola artificiale sul Mediterraneo, un milione di metri quadrati di spiagge e resort; intanto, nei quartieri, strutture turistiche e residenziali prendono il posto di vecchi palazzi ottomani.</p>
<p>Una svolta urbanistica per molti aspetti preoccupante che sta trasfigurando il centro e la costa: il futuro va dunque in questa direzione? Tra gru e grattacieli, strade nell’oscurità e residui di macerie, le fotografie raccolte nel volume colgono però, al di là del fermento d’innovazione, soprattutto contraddizioni e provvisorietà. Che, dato il recente passato, sembra proprio siano incancellabili. Tra le immagini, commentate dai versi del poeta libanese Christian Ghazi, affascinanti sono anche gli interni, ambienti e oggetti che fanno pensare a una passata generazione, mostrando altre dimensioni della stessa città.</p>
<p><em>Eleonora Poli</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
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		<title>Parlamidilibri per Natale</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Dec 2010 08:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
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Energia, fai-da-te, tavola, internet, animali: se i gusti letterari sono difficili da interpretare, perché non regalare pagine d’attualità? Due passi in libreria, allora, occhi puntati su quello che si sente e vede ogni giorno. Mr. Kilowatt di Maurizio Melis (Gruppo 24 ore) sintetizza le 80 puntate della trasmissione di Radio 24: quanto sono cambiati i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px 'Times New Roman'} p.p2 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px 'Times New Roman'; min-height: 16.0px} --><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/12/kilowatt_opt.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2906" title="kilowatt_opt" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/12/kilowatt_opt.jpg" alt="" width="400" height="593" /></a></p>
<p>Energia, fai-da-te, tavola, internet, animali: se i gusti letterari sono difficili da interpretare, perché non regalare pagine d’attualità? Due passi in libreria, allora, occhi puntati su quello che si sente e vede ogni giorno. <em>Mr. Kilowatt</em> di Maurizio Melis (Gruppo 24 ore) sintetizza le 80 puntate della trasmissione di Radio 24: quanto sono cambiati i consumi dal boom economico ai tempi attuali (di crisi)? Molto, se negli anni ’70 un frigo assorbiva 1.800 kW in 365 giorni e oggi con le superclassi A meno di 300! Elettrodomestici a parte, spiega l’autore, oggi l’efficienza energetica nasce da un articolato progetto dell’abitare…</p>
<p><span id="more-2905"></span><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/12/ikrea_opt.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2907" title="ikrea_opt" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/12/ikrea_opt.jpg" alt="" width="400" height="575" /></a></p>
<p><em>Ikrea</em> è un manualetto per bricoleur (collana Altreconomie) con 10 idee pratiche per costruirsi i mobili impiegando il greenpallet, ecomateriale da imballaggio a impatto zero dalla filiera produttiva allo smaltimento.</p>
<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/12/frigorifero_opt.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2908" title="frigorifero_opt" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/12/frigorifero_opt.jpg" alt="" width="400" height="531" /></a></p>
<p><em>I mostri nel mio frigorifero</em> (di Stefania Cecchetti, Terre di mezzo) racconta di un viaggio alimentare che svela tutto ciò che si nasconde dentro merendine, piatti pronti, salumi e anche succhi di frutta. Vengono così sfatati alcuni luoghi comuni, altri sono confermati; e strada facendo si impara a leggere bene le etichette.</p>
<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/12/facebook_opt.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2909" title="facebook_opt" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/12/facebook_opt.jpg" alt="" width="400" height="615" /></a></p>
<p>Uno spunto di riflessione per webnauti dove il titolo dice tutto: <em>Come non perdere il lavoro, la faccia e l’amore al tempo di Facebook</em> (Cantagalli). L’autrice Marisa Maraffino, avvocato, esemplifica con tre casi concreti come evolve la legge (e cambiano le scale di valori!) nell’era della realtà virtuale in cui la privacy è continuamente sotto assedio.</p>
<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/12/ilmiocane_opt.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2910" title="ilmiocane_opt" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/12/ilmiocane_opt.jpg" alt="" width="400" height="293" /></a></p>
<p>Per finire un fumetto di puro relax, <em>Tutto quello che so l’ho imparato dal mio cane</em> (Rizzoli). L’illustratrice-autrice Suzy Becker aveva scritto lo scorso anno un volumetto simile sul gatto di casa ed era stato un best seller. Chissà se la cagnetta Wylie avrà uguale fortuna&#8230;</p>
<p><em>Eleonora Poli</em></p>
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		<title>Crolli &amp; ricostruzioni, gli ultimi 30 anni</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 08:30:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parlamidilibri]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Antonello Caporale]]></category>
		<category><![CDATA[L'Aquila]]></category>
		<category><![CDATA[Terremoti]]></category>
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Dall’Irpinia all’Aquila, un lungo racconto che ha come protagoniste case e persone: esce in questi giorni “Terremoti spa” di Antonello Caporale (Rizzoli), inchiesta sul sistema che ruota intorno alle ricostruzioni. Il caso Campania, trent’anni esatti fa, è il più eclatante. Il dopo-terremoto innesca una corsa al cemento e a una modernizzazione forzata nei tempi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/11/terr.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2816" title="terr" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/11/terr.jpg" alt="" width="253" height="400" /></a></p>
<p>Dall’Irpinia all’Aquila, un lungo racconto che ha come protagoniste case e persone: esce in questi giorni “Terremoti spa” di Antonello Caporale (Rizzoli), inchiesta sul sistema che ruota intorno alle ricostruzioni. Il caso Campania, trent’anni esatti fa, è il più eclatante. Il dopo-terremoto innesca una corsa al cemento e a una modernizzazione forzata nei tempi e nei modi; gli addetti ai lavori ne traggono vantaggi, il territorio e la popolazione subiscono. Si inaugura un periodo di “anarchia edilizia”, le imprese progettano a proprio uso e consumo, si specula senza dare alcun valore al paesaggio. Arrivano l’alluminio anodizzato e il cartongesso -- allora nessuno lo conosceva -- usato per i primi prefabbricati; rivestiti però in amianto, perché anche i rischi di questo materiale nessuno li conosceva.<span id="more-2815"></span></p>
<p>Solo il 50% dei fondi stanziati va dove deve andare, gli altri finiscono dissipati. Abruzzo 2009, sembra tutto diverso, a cominciare dalle risorse spese (cinque volte quelle investite in Irpinia) . Niente container, si installano a tempo di record cottage arredati; il progetto C.a.s.e.- per i famosi “Complessi Antisismici Sostenibili ed Ecocompatibili” -- deve rispecchiare la massima efficienza. Case subito, confortevoli, consegnate in pochi mesi “chiavi in mano”; ma, cifre alla mano, l’autore del libro scava più a fondo, al di là dell’apparenza, o della facciata visto che parliamo di case: una soluzione soltanto per alcuni, e a costi spropositati, fino a 2.700 euro al metro quadrato per abitazioni comunque provvisorie.</p>
<p><em>Eleonora Poli</em></p>
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		<title>Lo chef è un dio</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Nov 2010 10:27:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parlamidilibri]]></category>
		<category><![CDATA[chef]]></category>
		<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Ilaria Bellantoni]]></category>
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Da pochi giorni in libreria un libro che mancava: “Lo Chef è un Dio” di Ilaria Bellantoni edito da Feltrinelli. L’autrice, con una scrittura scoppiettante, piena di ironia e intelligenza, racconta per la prima volta il dietro le quinte dei più celebri ristoranti italiani. Pagine piene di ritmo, che si divorano in poche ore, dove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/11/bellantoni_chefdio_2.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2795" title="bellantoni_chefdio_2" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/11/bellantoni_chefdio_2.jpeg" alt="" width="427" height="640" /></a></p>
<p>Da pochi giorni in libreria un libro che mancava: “Lo Chef è un Dio” di Ilaria Bellantoni edito da Feltrinelli. L’autrice, con una scrittura scoppiettante, piena di ironia e intelligenza, racconta per la prima volta il dietro le quinte dei più celebri ristoranti italiani. Pagine piene di ritmo, che si divorano in poche ore, dove la Bellantoni non si fa problemi ad essere diretta nel racconto della sua esperienza: un mese di lavori forzati nella cucina di un noto chef. E lei, che odia cucinare, non cambierà idea… Un piacevolissimo libro per chi ama l’ambiente, dissacrante, acuto e molto coraggioso. Finalmente!</p>
<p><em>Francesca Moscheni</em></p>
<p><em> </em></p>
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