Comprare casa a New York part. 2

(immagini loft via Ideare-Casa)

Sul taxi, Josh mi confessa imbarazzato che si tratta di una co-op. Mi arrabbio, “non voglio comprare in una co-op!”, ma lui insiste con un refrain che sembra una canzone d’amore di Nina Simone: “wait ‘til you see it”. L’edificio è in una via incantevole nella parte più vecchia e intricata del Village. Bella architettura anni ’20 e sei piani. Alto per quella zona di Manhattan, da tempo protetta in quanto storica ed omogenea nella sua conformazione pre-grattacieli, con townhouses del 1800 e piccoli condomini dei primi ‘900. L’appartamento è all’ultimo piano,esposto a sud e di conseguenza invaso dalla luce, non avendo nulla davanti la vista spazia fino a Tribeca e Wall Street.

Mi piace subito, anche se rimango freddo per via della questione co-op. La broker dei proprietari è simpatica e alla mano. Mi porta in giro per l’appartamento come se si trattasse di un enorme loft e non di un bilocale di 80 metri quadri. I newyorkesi hanno alcune fisime per quanto riguarda gli immobili e ci sono elementi cui noi daremmo un’importanza relativa che per loro sono enormemente primari: la luce (la maggioranza degli appartamenti di New York sono bui), la cucina (tradizionalmente in città non si cucinava,mentre oggi le cucine sono diventate elemento fondamentale della casa), armadi e ripostigli (non esistendo, o quasi, cantine e garages, tutto viene stivato negli appartamenti e lo spazio è fondamentale), il camino (romantico e di grande prestigio).

Quell’appartamento le aveva tutte. Non ho potuto che cadere sotto i colpi del marketing della signora broker, dei sorrisi incoraggianti del mio amico Josh e dell’indubbio charme di quella che un nostro agente immobiliare avrebbe definito “una situazione unica in un contesto di grande classe”. Rimaneva la questione co-op. Josh mi ha fatto un lavaggio del cervello sui punti positivi del comprare in una co-op.

Le regole sono indubbiamente un aumento di complessità ma aggiungono anche valore all’immobile, perché valgono per tutti e impediscono tantissimi dissidi e problematiche che sono all’ordine del giorno in condomini composti da proprietari non vincolati a niente o quasi, e possono sub-affittare, vendere o prestare gli appartamenti a chi gli pare. Un altro elemento fondamentale a farmi decidere per l’acquisto è stato il fatto che ogni co-op è un mondo a se stante, con regole più o meno rigide e invasive. Questo dipende molto dalla zona in cui la co-op si trova. Il Village è tradizionalmente una zona molto aperta e liberale,e difficilmente i regolamenti sono asfissianti o assurdi come invece spesso succede Uptown.

Mi sono convinto e ho fatto l’offerta, sapendo che comunque avrei dovuto passare attraverso la temibile intervista del Consiglio una volta che fosse stata accettata. La risposta è arrivata subito ed era un sì. L’intervista è stata organizzata a distanza di un paio di settimane e devo dire che mi preoccupava come un esame di maturità. Se il consiglio decide che non sei un inquilino desiderabile non ci sono santi né per te, né per chi vende: l’operazione non può chiudersi. Sono andato all’appuntamento accompagnato da Josh che ha mormorato consigli e raccomandazioni fin sulla porta. Nella sala riunioni dell’amministratore sedevano 16 persone anziché le 9 componenti del consiglio. Alcuni inquilini avevano voluto essere presenti per pura curiosità. Chi sarà questo italiano che vuol comprare un appartamento a New York?

(Continua…)

Massimo Moltrasio


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2 Responses to “Comprare casa a New York part. 2”

  1. Parlami di Case Says:

    Comprare casa a New York part 2: una storia vera. http://bit.ly/djFwAy

  2. luca Says:

    Con loro ho comprato un fantastico one bedroom a Soho, un affarone. Sono italiani e cercano solo le chicche. http://www.laseven.com

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