Vernacular villages

Ho sempre ammirato il senso di aggregazione dei villaggi antichi, in cui le vicine case ti fanno sentire parte di una comunità e dove il calore generato nelle mura domestiche è condiviso e trattenuto in una sorta di abbraccio architettonico. Intraprendo questo viaggio nel sud Italia motivato dalla convinzione che la spontaneità di quei villaggi ha una saggezza progettuale da prendere a modello nelle applicazioni della vita abitativa contemporanea, con le sue attuali problematiche di sostenibilità energetica ed ambientale.

Un viaggio itinerante attraverso le Isole Eolie, la Sicilia, l’isola di Pantelleria, la Puglia, l’isola di Capri, alla ricerca di una matrice comune che è il recupero di una architettura spontanea antica, in origine creata da gente ordinaria senza l’intervento di architetti professionisti, e che oggi è oggetto di attenzione da parte di proprietari illuminati e progettisti attenti a restauri conservativi che ne evidenziano le originali caratteristiche.

Questi villaggi e le loro abitazioni usano materiali naturali locali per la loro costruzione riducendo conseguentemente il costo d’ importazione di tali risorse. Alcune delle case presentate utilizzano, ad esempio, per la tinteggiatura degli esterni calce bianca non per vezzo estetico ma per riflettere la luce solare per contenere le temperature negli interni durante i mesi più caldi dell’anno. L’aspetto interessante è che tali accorgimenti e materiali naturali utilizzati come ad esempio la pietra, il legno, il ferro, quando usati nei modi presentati creano una vita e una magia estetica da cui trarre ispirazione.

Tuttavia analizzare razionalmente gli elementi che concorrono alla creazione di tali equilibri può avere, a volte, efficacia limitata.  Come si gusta un eccellente piatto di cucina nostrana di questi luoghi senza chiedersi delle quantità degli ingredienti, ogni lettore di questo testo potrebbe calarsi nelle solari atmosfere delle immagini di queste isole sognando una calda giornata d’estate; e all’insistente canto delle cicale potremmo immaginare di prendere sonno nella fresca alcova termoventilata di un Dammuso per poi rinfrescarsi il viso, al risveglio, con l’acqua della cisterna proveniente dalla pioggia dell’ultimo temporale.

Claudio Santini

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