Da perderci il sonno

Si dorme sempre meno, in Italia: dalle otto ore medie di sonno di qualche decennio fa – un terzo della vita -- si è passati gradualmente alle sei e mezza, sette massimo di oggi. Un po’ per necessità e un po’ per scelta, sottolineano gli esperti dell’Aims, Associazione Italiana di Medicina del Sonno. Perché a tenere svegli non sono soltanto lo stress, le preoccupazioni o i cosiddetti fattori ambientali, primo fra tutti il rumore.

Il cambiamento nelle abitudini notturne rispecchia anche un nuovo modo di essere, nel quale dormire non è più né una priorità né un piacere, ma una perdita di tempo prezioso. Così, ci si alza prima o si va a letto più tardi ritagliandosi a forza lo spazio per fare altro, soprattutto per coltivare interessi e relazioni sociali, finalmente al di fuori degli impegni frenetici e degli obblighi quotidiani.

Se nella società contadina del recente passato il calare del sole coincideva con la fine di ogni attività, ora, all’estremo opposto, l’arrivo della sera segna l’inizio della parte più ambita della giornata. Attenzione però, c’è chi può permettersi questi ritmi stravolti e accelerati e chi no: il bisogno di riposo è infatti soggettivo e non quantificabile in assoluto. Essere “allodole o gufi”, vale a dire diurni o notturni dipende dalla natura di ciascuno e ci si può forzare soltanto fino a un certo punto.

Eleonora Poli


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One Response to “Da perderci il sonno”

  1. Leonardo Says:

    “La parte più ambita della giornata…” Eggià!
    Baci

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