Casalinghe non più disperate

Da incubo a miraggio. Se fino a qualche decennio fa la prospettiva di dedicarsi a tempo pieno alla casa e alla famiglia appariva riduttiva, molte donne iniziano ora a pensarla diversamente. Contrordine, fare la casalinga sarebbe bellissimo, peccato essere costrette a lavorare. Dalle testimonianze dirette ai forum su internet, il tema è ricorrente; anche in libri usciti di recente.

Tra le storie, tutte vere, di “Io non lavoro” (di S.Bortone e M.Cirino, ed. Neri Pozza), c’è quella emblematica della ragazza che, dopo una serie di esperimenti scolastico-professionali destabilizzanti, trova la felicità sposando un uomo che le permette di dedicarsi alla cura della casa e dei suoi gatti. Ritorno al Medioevo o nuovo inatteso risvolto dell’emancipazione? Certo, non che adesso la pensino tutte così però…  Molte si sono accorte che i ritmi imposti dall’esterno sono stressanti, poco gratificanti i risultati; guardano con nostalgia a mamme e nonne che gestivano il tempo in altro modo. Riflessioni non soltanto al femminile, del resto; in molti casi coinvolgono anche gli uomini.

L’inversione di tendenza è riassunta in un termine che sta diventando molto di moda: downshifting o “scalare marcia”. Vale a dire rallentare, prendersi più spazi intimi strappandoli a quelli pubblici. Sindrome da impiegati o da top manager, che a un certo punto dicono basta, preferendo le mura domestiche (o la grande fuga) alla scrivania.

Eleonora Poli


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