Ecco che cosa vedo nella lampada

La Tolomeo è una canna da pesca, la Noto un cannocchiale, il diffusore della Perseo il favo di un alveare, la Oceanic un serpente d’acqua che nuota: l’anima delle più celebri creazioni luminose di Michele De Lucchi è svelata, e liberamente interpretata, dai disegni di una piccola biografia per immagini (ed. Corraini) dedicata al designer ferrarese. Giocando un po’ con ciascuno di questi pezzi ormai classici, l’illustratore Steven Guarnaccia ci spinge a guardarli in un modo non convenzionale; e li rende così ancora più familiari e inconfondibili.

Ma anche dietro sedute, tavolini e vasi si nascondono motivi ispiratori che hanno le sembianze di piante, animali oppure… di un pianeta con i suoi satelliti, magari, come nel caso della sedia First, progettata nel 1983. Al centro delle idee ci sono spesso forme inedite e nuove funzioni proprio perché, sostiene De Lucchi, “il design a differenza dell’architettura spinge all’ironia, alla confidenza con gli oggetti”.

Completa il libro un’intervista con Cristina Didero, in cui il progettista ripercorre alcune tappe fondamentali della sua esperienza. Non può che cominciare dal rapporto, strettissimo, con Sottsass e Castiglioni: “Ettore e Achille, come nel poema omerico” restano i due personaggi di riferimento. E poi gli anni ’70 e ’80 a Milano, Alchimia e Memphis, gli incontri con Gio Ponti; e le collaborazioni con tante aziende italiane diversissime tra loro, da Artemide a Olivetti; fino alla nascita di “Produzione privata”, la sua impresa.

Alla base del progettare, una convinzione: che la nostra vita è fatta di cose e che il buon design può cambiare le cose in meglio.

Eleonora Poli


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