Scrittori con licenza di architetto

Letteratura e architettura, il passo è più breve di quanto si pensi, soprattutto quando si tratta di interpretare l’anima dei luoghi. Nel suo libro “Uno sguardo sulla città” (Donzelli) Filippo La Porta ha chiesto a 23 autori contemporanei di raccontare altrettante città e regioni italiane.

Territori di origine o di adozione sono tratteggiati con voluta soggettività e incompiutezza: un viaggio a più voci ci fa vedere insieme e dettagli sotto luci diverse. Sorprende un po’ scoprire che gli scrittori non sognano affatto, ma osservano con lucidità, sono pragmatici e hanno una vocazione nascosta da urbanisti. I loro interventi, né guida turistica né diario intimo, sono ritratti in poche linee con istruzioni sparse per l’uso.

Da Venezia a Palermo, nomi noti ed emergenti condividono un giudizio che già conosciamo bene: la metropoli post-moderna manca di progettualità; è il mercato, immobiliare ma non solo, a deciderne tempi e modi al posto del piano regolatore. Cambiano però le storie, e gli occhi che guardano. Per Roma, Edoardo Albinati evidenzia come le nuove opere diventino invisibili, soffocate dall’onnipresenza del passato.

Nella Milano vista da Biondillo, vitalità, fermento e fame di novità spesso si avvitano su se stessi; e il design è principalmente d’esportazione, senza riflessi effettivi sul volto urbano e la vita delle persone. La Bari di Andrea Piva parla di un quartiere rimodellato in pochi anni non da edifici e spazi a misura d’uomo bensì… dalla costruzione di una grande sede Ikea. A Torino poi, secondo Culicchia, i tanti impulsi culturali degli ultimi anni si scontrano con la tendenza radicata da secoli negli abitanti: quella di andare, nonostante tutto, ognuno diritto per la propria strada.

Eleonora Poli


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