Tu, di che giardino sei?

Se la casa riflette il carattere chi la abita, gli spazi verdi non sono certo da meno: ritraggono alla perfezione psicologia e vizi di chi li coltiva. E’ proprio il caso di dirlo, ci sono giardini e giardini… “Giardini e no” di Umberto Pasti (ed Bompiani) è, come spiega il sottotitolo, un manuale di sopravvivenza botanica: per riconoscere, dietro la maschera green, manie di protagonismo, derive kitsch e snobismi nascosti.

A ogni stile d’arredo vegetale corrisponde un tipo umano. C’è il collezionista che seleziona specie rare come pezzi d’antiquariato; la signora “bene”, finta alternativa, in cerca dell’originale ed esotico a tutti i costi; il miliardario che si infila gli stivaloni di gomma perché è trendy. Pungente, l’autore, anche con i progettisti del verde e i loro giardini di design, raffinati e snaturati, disseminati di inutili sculture e tappezzati di fiori tutti bianchi, “che tanti colori sono così volgari…” A fare le spese di eccessi e vanità sono le piante, condannate a crescere infelici.

Che cosa si salva allora, in questa sfilata di coltivatori della domenica? Un occhio benevolo cade per esempio sui “giardini del benzinaio”, ovvero quei minuscoli appezzamenti strappati all’asfalto nelle strade trafficate e negli angoli delle città: bello che in mezzo all’inquinamento nascano rose!

Alla fine, consigli ai giardinieri debuttanti, che non si facciano sviare o scoraggiare da quanto hanno letto. Prime qualità richieste sono passione e obbedienza al “genius loci”: meglio cioè scegliere specie dei paesi propri. Un modello da seguire? Quello di Vita Sackville-West, l’amica di Virginia Woolf: naturalista esperta, realizzò insieme al marito il giardino del castello di Sissinghurst, oggi uno dei più visitati d’Inghilterra: lei sì, era una vera intenditrice …

Eleonora Poli


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