Tu, di che giardino sei?
Se la casa riflette il carattere chi la abita, gli spazi verdi non sono certo da meno: ritraggono alla perfezione psicologia e vizi di chi li coltiva. E’ proprio il caso di dirlo, ci sono giardini e giardini… “Giardini e no” di Umberto Pasti (ed Bompiani) è, come spiega il sottotitolo, un manuale di sopravvivenza botanica: per riconoscere, dietro la maschera green, manie di protagonismo, derive kitsch e snobismi nascosti.
A ogni stile d’arredo vegetale corrisponde un tipo umano. C’è il collezionista che seleziona specie rare come pezzi d’antiquariato; la signora “bene”, finta alternativa, in cerca dell’originale ed esotico a tutti i costi; il miliardario che si infila gli stivaloni di gomma perché è trendy. Pungente, l’autore, anche con i progettisti del verde e i loro giardini di design, raffinati e snaturati, disseminati di inutili sculture e tappezzati di fiori tutti bianchi, “che tanti colori sono così volgari…” A fare le spese di eccessi e vanità sono le piante, condannate a crescere infelici.
Che cosa si salva allora, in questa sfilata di coltivatori della domenica? Un occhio benevolo cade per esempio sui “giardini del benzinaio”, ovvero quei minuscoli appezzamenti strappati all’asfalto nelle strade trafficate e negli angoli delle città: bello che in mezzo all’inquinamento nascano rose!
Eleonora Poli
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