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	<title>ParlamiDiCase &#187; Design</title>
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	<description>La casa, in generale</description>
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		<title>Traits Essentielles a Bologna</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 13:48:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
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		<description><![CDATA[
C’è un dibattito vecchio come il mondo: scienza e filosofia sono condannate a ignorarsi per - diciamo - costituzione oppure ci può essere un punto di incontro? Sono rette parallele o incidenti? Mentre aspettate una risposta dalle eminenze deputate, un problema simile, anche se più piccolo, è stato appena risolto alla Galleria Art To Design di Bologna: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/09/Samare-Federal_opt.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2650" title="Samare - Federal_opt" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/09/Samare-Federal_opt.jpg" alt="" width="400" height="268" /></a></p>
<p>C’è un dibattito vecchio come il mondo: scienza e filosofia sono condannate a ignorarsi per - diciamo - costituzione oppure ci può essere un punto di incontro? Sono rette parallele o incidenti? Mentre aspettate una risposta dalle eminenze deputate, un problema simile, anche se più piccolo, è stato appena risolto alla <a href="http://www.arttodesign.it/" target="_blank">Galleria Art To Design </a>di Bologna: arte e industria sono condannate, pure loro, a ignorarsi?<span id="more-2649"></span></p>
<p>Assolutamente no. Dal 29 settembre al 23 ottobre 2010, in occasione dei <a href="http://www.cersaie.it/it/index.php" target="_blank">Cersaie</a>, <a href="http://www.armaitalia.it/LngIta/home.php" target="_blank">ARMA </a>(Architectural Materials) presenta Traits Essentielles del collettivo canadese di design e architettura <a href="http://www.arttodesign.it/artisti.php?id=15" target="_blank">Samare</a>. La loro nuova collezione è ispirata all’avventurosa storia canadese e basata sulla giustapposizione di materiali contemporanei e di tecniche artigianali, con aggiunte di materiali naturali come pietra e legno, per bilanciare la tradizione, la modernità e la produzione industriale.</p>
<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/09/Samare-CapitaineKwangho_opt.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2651" title="Samare - CapitaineKwangho_opt" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/09/Samare-CapitaineKwangho_opt-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>L’incontro tra industria e arte allora non ha solo importanza epistemologica: al contrario instaura un dialogo che costituisce una (almeno in apparenza) convincente soluzione all’ormai cronica assenza di sostegno e fondi allo scenario culturale.</p>
<p><strong>Samare</strong> è un collettivo di 4 architetti-designer con base a Montreal: Laurie Bedikian, Nicolas Bellavance Lecompte, Mania Bedikian, e Patrick Meirim de Barros. L’equipe elabora elementi d’arredo tradizionali della cultura canadese trasformandoli in oggetti contemporanei. Prendendo il nome dal seme elicoidale dell’acero che cade compiendo una “evoluzione” su se stesso, lo Studio si propone come una “Semente” atta a sviluppare le nuove apprensioni del design canadese sorpassando cliché tradizionali iconografici.</p>
<p>Jacopo Cirillo</p>
<address><strong>Per Informazioni: ART TO DESIGN GALLERY</strong></address>
<address>via Porta Nova, 12 -- 40123 Bologna BO</address>
<address>tel.: +39 (051) 6590752    fax: +39 (051) 225022</address>
<address>e-mail: <a href="mailto:press@noetica.it" target="_blank">press@noetica.it</a><br />
sito web: <a href="http://www.arttodesign.it/" target="_blank">www.arttodesign.it</a></address>
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		<title>La semplicemente elegante</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 09:42:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Design]]></category>
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		<category><![CDATA[New Simplicity Exhibition]]></category>
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		<description><![CDATA[
La città di Londra ospita fino all’8 agosto l’esposizione New Simplicity Exhibition. Il quartiere del design londinese, il Brompton District, farà da vetrina a prodotti semplici, minimali e senza fronzoli creati da giovani e innovativi designer che studiano come rendere più pratici, funzionali ed eleganti banali oggetti di uso quotidiano.
Il danese Thomas Wagner, ad esempio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/08/ClimateStation.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2587" title="ClimateStation" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/08/ClimateStation.jpg" alt="" width="410" height="342" /></a></p>
<div id="_mcePaste">La città di Londra ospita fino all’8 agosto l’esposizione <a href="http://www.newsimplicity.info/" target="_blank">New Simplicity Exhibition</a>. Il quartiere del design londinese, il <a href="http://www.bromptonquarter.com/home/" target="_blank">Brompton District</a>, farà da vetrina a prodotti semplici, minimali e senza fronzoli creati da giovani e innovativi designer che studiano come rendere più pratici, funzionali ed eleganti banali oggetti di uso quotidiano.<span id="more-2588"></span></div>
<p>Il danese Thomas Wagner, ad esempio, ha presentato Climate Station: un ventilatore e un radiatore di dimensioni ridotte, che possono aiutare a regolare la temperatura di qualsiasi ambiente. Realizzati in plastica e alluminio questi due piccoli elettrodomestici hanno le prese della corrente integrate direttamente nella struttura e sono per questo privi di cavi. Le dimensioni ridotte permettono di sistemarli dopo l’utilizzo in qualsiasi armadio.</p>
<p>Una regola che seguono i designer presenti all’esposizione è quella di costruire oggetti utilizzando meno pezzi possibili per accentuare l’idea di semplicità che vogliono trasmettere. Di questo genere sono la penna di Luka Stepan e il portafoglio minimale di David Sutton.</p>
<div id="_mcePaste">Jochem Faudet ha, invece creato la lampada da scrivania Magnet, i cui componenti sono tenuti insieme da calamite.</div>
<div id="_mcePaste">&#8220;<em>Sono un po&#8217; stufo di visitare mostre di design e vedere arte: nessuno espone il design quotidiano</em>&#8220;, dichiara Nuno Coelho, curatore della mostra che spiega come è nata l’idea di New Simplicity.</div>
<p><em>Benedetta Bagni</em></p>
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		<title>Berlino accende il design</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 09:33:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
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Nella capitale tedesca l’estate incomincia con il Dmy, festival internazionale della creatività che trasforma in questi giorni gli hangar dell’ex city-airport di Tempelhof in un grande “fuori salone” di 11.000 metri quadrati. Sono oltre 400 i progettisti e i gruppi selezionati, nomi affermati e talenti emergenti: tra questi i dieci finalisti del Dmy Award 2010. Alcuni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/06/DMY2010_opt.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2324" title="DMY2010_opt" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/06/DMY2010_opt.jpg" alt="" width="400" height="148" /></a></p>
<p>Nella capitale tedesca l’estate incomincia con il Dmy, festival internazionale della creatività che trasforma in questi giorni gli hangar dell’ex city-airport di Tempelhof in un grande “fuori salone” di 11.000 metri quadrati. Sono oltre 400 i progettisti e i gruppi selezionati, nomi affermati e talenti emergenti: tra questi i dieci finalisti del Dmy Award 2010. Alcuni di loro li avevamo già incontrati a Milano in Zona Tortona, durante la Design Week di aprile.<span id="more-2323"></span></p>
<p>Dal mobile alla videoinstallazione, i lavori presentati a Berlino, nella mostra principale e negli eventi collaterali sparsi per la città, appartengono ai generi più diversi. Un denominatore comune lo si ritrova però nella sperimentazione su materiali come bioplastiche e metalli; e nell’esplorazione delle tecnologie multimediali applicate al design.</p>
<p>Sotto i riflettori è quest’anno la Svizzera, con oltre 20 partecipanti tra cui molte scuole specializzate. Come <a href="http://www.epfl-ecal-lab.ch" target="_blank">l’Epfl e l’Ecal</a> di Losanna, che hanno collaborato a un laboratorio per scandagliare le possibilità creative della realtà aumentata. Il progetto si chiama “Give me more”. Nelle opere di visual design degli studenti, la sovrapposizione di scene reali ad altre virtuali, materializzate dal computer, accresce oltre i limiti le potenzialità dell’occhio umano. Attraverso il filtro del monitor si può così sperimentare una nuova percezione degli oggetti: le pagine dei libri si animano di figure tridimensionali e interattive, le teste si immergono nelle nuvole… oppure si può entrare, con effetti molto realistici, nell’universo dei cartoon.</p>
<p><em>Eleonora Poli</em></p>
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		<title>Ecco che cosa vedo nella lampada</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 09:42:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[idee]]></category>
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La Tolomeo è una canna da pesca, la Noto un cannocchiale, il diffusore della Perseo il favo di un alveare, la Oceanic un serpente d’acqua che nuota: l’anima delle più celebri creazioni luminose di Michele De Lucchi è svelata, e liberamente interpretata, dai disegni di una piccola biografia per immagini (ed. Corraini) dedicata al designer [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/06/de-lucchi_opt.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2264" title="de lucchi_opt" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/06/de-lucchi_opt.jpg" alt="" width="400" height="272" /></a></p>
<p>La Tolomeo è una canna da pesca, la Noto un cannocchiale, il diffusore della Perseo il favo di un alveare, la Oceanic un serpente d’acqua che nuota: l’anima delle più celebri creazioni luminose di Michele De Lucchi è svelata, e liberamente interpretata, dai disegni di una piccola biografia per immagini (ed. Corraini) dedicata al designer ferrarese. Giocando un po’ con ciascuno di questi pezzi ormai classici, l’illustratore Steven Guarnaccia ci spinge a guardarli in un modo non convenzionale; e li rende così ancora più familiari e inconfondibili.<span id="more-2263"></span></p>
<p>Ma anche dietro sedute, tavolini e vasi si nascondono motivi ispiratori che hanno le sembianze di piante, animali oppure… di un pianeta con i suoi satelliti, magari, come nel caso della sedia First, progettata nel 1983. Al centro delle idee ci sono spesso forme inedite e nuove funzioni proprio perché, sostiene De Lucchi, “il design a differenza dell’architettura spinge all’ironia, alla confidenza con gli oggetti”.</p>
<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/06/tolomeo_opt.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2265" title="tolomeo_opt" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/06/tolomeo_opt-300x228.jpg" alt="" width="300" height="228" /></a>Completa il libro un’intervista con Cristina Didero, in cui il progettista ripercorre alcune tappe fondamentali della sua esperienza. Non può che cominciare dal rapporto, strettissimo, con Sottsass e Castiglioni: “Ettore e Achille, come nel poema omerico” restano i due personaggi di riferimento. E poi gli anni ’70 e ’80 a Milano, Alchimia e Memphis, gli incontri con Gio Ponti; e le collaborazioni con tante aziende italiane diversissime tra loro, da Artemide a Olivetti; fino alla nascita di “Produzione privata”, la sua impresa.</p>
<p>Alla base del progettare, una convinzione: che la nostra vita è fatta di cose e che il buon design può cambiare le cose in meglio.</p>
<p><em>Eleonora Poli</em></p>
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		<title>Reportage dal Salone su Bravacasa</title>
		<link>http://parlamidicase.com/editoriali/reportage-dal-salone-su-bravacasa/</link>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 08:19:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
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		<description><![CDATA[
Sull&#8217;ultimo numero in edicola di Bravacasa c&#8217;è un reportage vero fatto da coloro che al Salone del Mobile hanno visitato fiera, partecipato a eventi, apprezzato spazi e location. Un ripasso? Anche, ma soprattutto un approfondimento visto che molte cose pubblicate, spesso vengono recensite da &#8220;cartella stampa&#8221; e scusate se francamente dico che così non va.
Bisognerebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">
<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/05/phpSsfGcHAM.jpg.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2195" title="phpSsfGcHAM.jpg" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/05/phpSsfGcHAM.jpg.jpeg" alt="" width="322" height="400" /></a></p>
<p>Sull&#8217;ultimo numero in edicola di Bravacasa c&#8217;è un reportage vero fatto da coloro che al Salone del Mobile hanno visitato fiera, partecipato a eventi, apprezzato spazi e location. Un ripasso? Anche, ma soprattutto un approfondimento visto che molte cose pubblicate, spesso vengono recensite da &#8220;cartella stampa&#8221; e scusate se francamente dico che così non va.<span id="more-2191"></span></p>
<p>Bisognerebbe davvero tornare tutti ad una misura: le agenzie coinvolgano quando effettivamente c&#8217;e&#8217; qualcosa da dire, i progettisti si facciano intervistare quando hanno qualcosa di vero da raccontare, le aziende, beh, quelle hanno una missione che è produrre e a loro e al loro impegno l&#8217;augurio di aver chiara la strada e non necessariamente ripetere quanto è già stato fatto da anni solo perché lo si fa da tempo. Coraggio di cambiare e coraggio di dire se le cose non convincono.</p>
<p>Aspettando i mondiali, case sudafricane, e spazi all&#8217;aperto per godersi il sole che verrà. E poi delle gran belle ricette, quelle di Moscheni che fanno gusto anche solo a vederle, e le Ani-malie per la visione a quattrozampe.</p>
<p><em>Rosanna Brambilla</em></p>
</div>
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		<title>Ma che fine fanno le installazioni?</title>
		<link>http://parlamidicase.com/parlamidilibri/ma-che-fine-fanno-le-installazioni/</link>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 08:54:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parlamidilibri]]></category>
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		<category><![CDATA[installazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[
Che cosa resterà delle installazioni? Espressioni rappresentative dell’arte contemporanea, certo, riflettono però anche le incertezze della nostra epoca e il suo spirito mordi e fuggi.  “Monumenti effimeri” (di Barbara Ferriani e Marina Pugliese, appena pubblicato da Electa) è una riflessione per parole e immagini su tutte queste architetture, composizioni, sculture, esperimenti multimediali, per definizione temporanei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/05/phpoZVyh2AM.jpg.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2178" title="phpoZVyh2AM.jpg" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/05/phpoZVyh2AM.jpg.jpeg" alt="" width="400" height="286" /></a></p>
<p>Che cosa resterà delle installazioni? Espressioni rappresentative dell’arte contemporanea, certo, riflettono però anche le incertezze della nostra epoca e il suo spirito mordi e fuggi.  “Monumenti effimeri” (di Barbara Ferriani e Marina Pugliese, appena pubblicato da Electa) è una riflessione per parole e immagini su tutte queste architetture, composizioni, sculture, esperimenti multimediali, per definizione temporanei eppure spesso così strettamente legati ai luoghi.<span id="more-2177"></span></p>
<div id="_mcePaste">Da dove vengono, dove andranno… In molti casi scompaiono dopo l’evento o la mostra che le ospita, coincidono con l’allestimento stesso. Del resto, installare = allestire. Altre volte rimangono, invece, si evolvono e trasformano nel tempo, diventando permanenti. Il confine tra monumento e installazione è oggi sempre più sottile, anche nella percezione del pubblico. In contesti diversi nascono opere complesse, ibride, integrate nello spazio che le circonda e destinate a essere fruite in modo immersivo. Vale a dire non solo guardate, ma abitate e vissute.</div>
<p>Ci sono i “monumenti impacchettati”, le realizzazioni fatte su misura per il museo o la galleria in cui sono collocate, le videoinstallazioni, le forme d’arte per luci e suoni…</p>
<div id="_mcePaste"><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/05/phpqRRKIxAM.jpg.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2179" title="cop_installazioni_bianca" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/05/phpqRRKIxAM.jpg-208x300.jpg" alt="" width="208" height="300" /></a>Alla fine del volume viene presentato un progetto di ricerca, promosso dal Museo del Novecento di Milano e dal Parc di Roma, su alcune installazioni emblematiche che si sono guadagnate un “posto fisso”, considerate ormai a tutti gli effetti tracce “sensate e leggibili” del presente. “I Sette Palazzi Celesti”, per esempio, realizzati da Anselm Kiefer per l’Hangar Bicocca di Milano: sette torri in cemento e piombo alte 18 metri, apparentemente instabili, appoggiate su un terreno deserto, in una sorta di paesaggio post-atomico. Davvero imponenti nella loro precarietà.</div>
<p><em>Eleonora Poli</em></p>
<div id="flaresmith" class="feedflare"><script src="http://feeds.feedburner.com/~s/Parlamidicase?i=http://parlamidicase.com/parlamidilibri/ma-che-fine-fanno-le-installazioni/" type="text/javascript" charset="utf-8"></script></div>]]></content:encoded>
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		<title>Clerkenwell Design Week</title>
		<link>http://parlamidicase.com/eventi/clerkenwell-design-week/</link>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 12:50:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Clerkenwell]]></category>
		<category><![CDATA[Design]]></category>
		<category><![CDATA[Londra]]></category>
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		<description><![CDATA[
Gallerie d’arte, studi di architettura, ristoranti alla moda hanno preso il posto di vecchie fabbriche abbandonate e capannoni in disuso per dare una nuova vita al quartiere di Clerkenwell a Londra. Tra Farringdon road e Roseber le strade sono affollate di gente a ogni ora. Qui ad esempio si trova il quartier generale di Alexander [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/05/clerkenwell_opt.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2156" title="clerkenwell_opt" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/05/clerkenwell_opt.jpg" alt="" width="400" height="275" /></a></p>
<p>Gallerie d’arte, studi di architettura, ristoranti alla moda hanno preso il posto di vecchie fabbriche abbandonate e capannoni in disuso per dare una nuova vita al quartiere di Clerkenwell a Londra. Tra Farringdon road e Roseber le strade sono affollate di gente a ogni ora. Qui ad esempio si trova il quartier generale di Alexander McQueen e qui si è trasferita di recente l’architetto Zaha Hadid a dimostrazione della vitalità di questo luogo.<span id="more-2157"></span></p>
<p>Dal 25 al 27 maggio il quartiere ospita un importante evento dedicato alla creatività, la <a href="http://www.clerkenwelldesignweek.com/home" target="_blank">Clerkenwell Design Week</a>: oltre sessanta designer si danno appuntamento nello spazio post-industriale del Farmiloe Building (una delle location del recente film di Sherlock Holmes) situato in St John street tra seminari, workshop e dibattiti.</p>
<p>Questo festival è anche una vetrina per chi vuole lanciare sul mercato prodotti esclusivi e idee innovative e originali. Tra i partecipanti ci sono marchi inglesi come Tom Dixon e Mark e internazionali tra cui Cappellini, Poltrona Frau e Moroso. Ogni sera durante i giorni della manifestazione questo distretto londinese sarà invaso di musica, spettacoli e feste. Il Clerkenwell Design Week è il luogo giusto per farsi ispirare e confrontarsi con altri designer e creativi.</p>
<p><em>Benedetta Bagni</em></p>
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		<title>Orecchie da Topolino per il design italiano</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 12:16:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Design]]></category>
		<category><![CDATA[fiere]]></category>
		<category><![CDATA[New York]]></category>
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		<description><![CDATA[
La grande mela ospita in questi giorni la ventunesima edizione dell’International Contemporary Furniture, un grande evento che trasforma la città in un luogo del design. Il centro nevralgico della manifestazione è il quartiere di Soho dove si raccolgono le aziende italiane. Tra presentazioni e party esclusivi si possono vedere le trasparenze della Kartell, i divani di Moroso, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/05/walt_disney_signature_cappellini_ribbon_chairs.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2127" title="walt_disney_signature_cappellini_ribbon_chairs" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/05/walt_disney_signature_cappellini_ribbon_chairs.jpg" alt="" width="488" height="478" /></a></p>
<div id="_mcePaste">La grande mela ospita in questi giorni la ventunesima edizione dell’<a href="http://www.icff.com/page/home.asp#" target="_blank">International Contemporary Furniture</a>, un grande evento che trasforma la città in un luogo del design. Il centro nevralgico della manifestazione è il quartiere di Soho dove si raccolgono le aziende italiane. Tra presentazioni e party esclusivi si possono vedere le trasparenze della Kartell, i divani di Moroso, le sedute di Cassina. Agli americani e soprattutto ad una città come New York sempre attenta alle novità il design made in Italy piace e conquista.<span id="more-2128"></span></div>
<p>Non passano qui inosservati gli sgabelli con le orecchie realizzati da cappellini in collaborazione con Walt Disney o la collezione di poltrone vintage disegnate da Patricia Urquiola per Moroso che ricordano le abitazioni americane degli anni ’50 oppure le sedute realizzate da Cini Beri e Guglielmo Ulrich per Poltrona Frau.</p>
<div id="_mcePaste">I cittadini americani si aggirano così tra gli oltre seicento espositori della manifestazione scegliendo in particolare la nostra creatività. Non mancano di stupire anche la poltrona scultura di Giorgetti che ha recentemente realizzato anche gli interni di una suite in collaborazione con l’Hotel Plaza di New York e il tavolo Poliform in noce e marmo di Carrara.</div>
<p><em>Benedetta Bagni</em></p>
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		<title>Armadi (Armani?)</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 14:19:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ani-malie]]></category>
		<category><![CDATA[armadi]]></category>
		<category><![CDATA[Design]]></category>
		<category><![CDATA[Molteni]]></category>
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		<description><![CDATA[(Gliss 5th di Molteni)
Dopo l&#8217;ultimo Salone, anche gli armadi ormai, hanno un&#8217;identità domestica più ricca, polivalente: chiamati per tradizione a contenere, oggi sono sempre molto funzionali, certo, ma con in più una forte vocazione ad arredare per la semplice ragione di essere lì, e non solo necessariamente in camera da letto, forse è anche meglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/05/Gliss-5th-Molteni_opt.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2090" title="Gliss 5th Molteni_opt" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/05/Gliss-5th-Molteni_opt.jpg" alt="" width="400" height="326" /></a><em>(Gliss 5th di Molteni)</em></p>
<p style="text-align: center;">
<p>Dopo l&#8217;ultimo Salone, anche gli armadi ormai, hanno un&#8217;identità domestica più ricca, polivalente: chiamati per tradizione a contenere, oggi sono sempre molto funzionali, certo, ma con in più una forte vocazione ad arredare per la semplice ragione di essere lì, e non solo necessariamente in camera da letto, forse è anche meglio altrove. Così li vedi di più.<span id="more-2089"></span></p>
<p>Grazie poi a materiali e finiture sempre più perfezionati, a sistemi di aperture tecnologicamente avanzati, alla componibilità, agli interni sempre meglio organizzati, versatili e flessibili, che dire?, fanno il loro bell&#8217;apparire, con discrezione, però, come si conviene (dovrebbe convenire) alle presenze più ingombranti.</p>
<p>Ai modelli con le sempreverdi ante battenti si sono affiancati quelli con le ante scorrevoli. Talvolta basta un touch per farle scorrere, come per magia, silenti ed eleganti, ideali per guadagnare spazio in più. Ci sono poi armadi che, pur appartenendo a una stessa versione, si declinano in soluzioni diverse appunto per aperture delle ante, finiture, maniglie e quant&#8217;altro.</p>
<p>Un esempio recente, viene da Molteni che, nella rinnovata versione del Gliss 5th, ti fa scegliere tra Trim, Stripe, Square, Wave e LG4&#8230; e poi&#8230; e infine&#8230;</p>
<div id="_mcePaste">&#8220;Hei, Gliss, ma chi è questa che scrive?&#8221;</div>
<div id="_mcePaste">&#8220;Mah, così a occhio, mi sa di boh, Evolution, (non deve essere molto brava). Certo che per parlare di noi, potevano fare meglio, O no?&#8221;</div>
<div id="_mcePaste">&#8220;Figurati. Almeno ti ha citato. A me, che ho un nome che la racconta lunga, non ha neppur pensato. E guarda Gliss, io le ante, come Sma Mobili le ha fatte, le ho incise addirittura in cuoio&#8221;</div>
<div id="_mcePaste">&#8220;Ah, no, ancora pelle? Vedi, noi, in famiglia, siamo contrari. Bah, quest&#8217;anno al Salone, e io c&#8217;ero, non si è visto altro&#8221;</div>
<div id="_mcePaste">&#8220;Scusate amici, io sono First, MisuraEmme mi manda. E, ma vi siete già scordati dell&#8217;anno passato? Pelle, ma anche pelliccia, di quella fina fina, sulle poltroncine che sembravano barboncini&#8230;&#8221;</div>
<div id="_mcePaste">&#8220;Oibò. Questa storia delle pellicce. Un&#8217;angoscia per me, Combi System che Zalf ha voluto tutto alluminio brill e vetro bianco. Un lucente elegantone sono , ma pure desolato. Sono tanto bello che mi hanno scelto per stivare le pellicce di casa, come quelle di Armani. Sangue che cola dal mio cuore&#8221;</div>
<div id="_mcePaste">&#8220;Oh, no, ma è terribile, Combi. Come puoi sopportarlo? Ma scusa, Armani? Quello che disse: basta con questo scempio? Pensa tu, pur di far soldi rinnega le sue stesse parole&#8221;</div>
<div id="_mcePaste">&#8220;Ma però, abbiamo scelta, noi armadi? Tu che cosa fai, Gliss, puoi dire: io no, non ci sto, grazie mille, me ne vo?&#8221;</div>
<div id="_mcePaste">&#8220;Sì, lo vorrei tanto, hai capito? Vorrei chiudermi per sempre, non mollare neanche mezzo centimetro, nemmeno per un guanto bordato di visone&#8221;</div>
<div id="_mcePaste">&#8220;Mah&#8230;siamo tutti d&#8217;accordo, allora?&#8221;</div>
<p>BASTA CON LO SCEMPIO DELLE PELLICCE, DI QUALSIASI SPECIE, PER QUALSIASI UTILIZZO, A OGNI LATITUDINE E GRADO. MOLTE SPECIE SONO ORMAI A RISCHIO ESTINZIONE E NON VOGLIAMO CHE SIANO ALLEVATI PER ESSERE POI UCCISI PER SCOPI COMMERCIALI.</p>
<p><em>Ilaria Moschino</em></p>
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		<title>Novembre si racconta così</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 09:56:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parlamidilibri]]></category>
		<category><![CDATA[Design]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Novembre]]></category>
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		<description><![CDATA[
Cara Eleonora, l&#8217;unica perplessità che nutro per Novembre è che, nel suo campo, è l&#8217;espressione della cultura che ci circonda. Dice e fa cose abbastanza ovvie per un creativo che progetta oggetti e li spiega con enfasi, senso della comunicazione e spesso vuoto di critica argomentata e colta intorno. Tutto qui: è un normodotato che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/05/phpNoRS12AM.jpg.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2082" title="phpNoRS12AM.jpg" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/05/phpNoRS12AM.jpg.jpeg" alt="" width="260" height="400" /></a></p>
<div id="_mcePaste">Cara Eleonora, l&#8217;unica perplessità che nutro per Novembre è che, nel suo campo, è l&#8217;espressione della cultura che ci circonda. Dice e fa cose abbastanza ovvie per un creativo che progetta oggetti e li spiega con enfasi, senso della comunicazione e spesso vuoto di critica argomentata e colta intorno. Tutto qui: è un normodotato che eccelle per zelo comunicante. <span id="more-2083"></span>Quanto al voler spiegare alle madri il perché del proprio fare, beh, direi che quello ha una letteratura sterminata.</div>
<p><em>Rosanna Brambilla</em></p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>Dagli oggetti alle parole il passo può essere breve. Lo pensa da sempre, il designer Fabio Novembre, e per comunicare le sue intuizioni si affida questa volta alla carta stampata. In un libro-conversazione, “Il design spiegato a mia madre” (Rizzoli), dove risponde alle domande, anche scomode, della teorica dell’arte Francesca Alfano Miglietti.</p>
<div id="_mcePaste">Ne esce il ritratto di un personaggio esuberante che, come le sue creazioni, ha la capacità di suscitare grandi entusiasmi e critiche accese. Un professionista che, a 43 anni, ha ampiamente conosciuto il successo, “ha messo mano alle cose” e anche per questo odia essere definito “giovane architetto”. I suoi punti fermi sono un po’ slogan, un po’ esperienza  di vita: disegnare pochi pezzi ma buoni (“mi vanto spesso di essere uno dei designer che ha prodotto meno…”); partire dalle proprie storie e dai luoghi dell’anima; fare autocritica piuttosto che lasciarsi etichettare dagli altri; rispondere a un’esigenza di chiarezza e di sintesi in un mondo bombardato di messaggi. E in tutto questo, i creativi se li immagina come “antenne capaci di percepire l’invisibile”.</div>
<p>Una confessione non vede l’ora di farla: progettare gli riesce facile; il difficile è spiegare, alla mamma o a chiunque altro, come si sia potuto concepire un tavolo con 171 gambe (parliamo di Org, disegnato nel 2001 per Cappellini) e che senso ha avuto… Una spiegazione forse non c’è. Le sue opere, sottolinea Novembre, non si sviluppano ma si manifestano, esplodono; lo stesso deve essere per chi guarda: amore a prima vista. Il progettista osa, abbatte le distanze, ma deve farlo anche il pubblico. Così, “a forza di fare passi più lunghi della gamba, finisce che le gambe ti si allungano davvero!”</p>
<p><em>Eleonora Poli</em></p>
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