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	<title>ParlamiDiCase &#187; sostenibilità</title>
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	<description>La casa, in generale</description>
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		<title>Il pieno a stomaco vuoto</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 08:46:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parlamidiverde]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[
Sono apparsi, ai loro esordi, come la fonte alternativa che tutti aspettavano, quella su cui puntare per il futuro. In realtà i combustibili “verdi”, quelli derivati da materie prime vegetali, hanno costi elevati e non solo in termini strettamente economici. Biodiesel e bioetanolo emettono bruciando meno sostanze inquinanti, è vero, ma l’impatto ambientale è comunque [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/05/mais2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2230" title="mais2" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/05/mais2.jpg" alt="" width="472" height="294" /></a></p>
<p>Sono apparsi, ai loro esordi, come la fonte alternativa che tutti aspettavano, quella su cui puntare per il futuro. In realtà i combustibili “verdi”, quelli derivati da materie prime vegetali, hanno costi elevati e non solo in termini strettamente economici. Biodiesel e bioetanolo emettono bruciando meno sostanze inquinanti, è vero, ma l’impatto ambientale è comunque pesante da altri punti di vista.<span id="more-2229"></span></p>
<div id="_mcePaste">A risentire della diffusione massiccia di colture destinate alla produzione energetica a scapito di quella alimentare sono soprattutto i paesi in via di sviluppo. “Il pieno a stomaco vuoto”: la recente campagna di sensibilizzazione dell’associazione ActionAid, sintetizza i termini del problema. I biocarburanti tolgono risorse al Sud del mondo, facendo aumentare la fame; mentre i fruitori si concentrano quasi esclusivamente nei paesi industrializzati, Europa e Stati Uniti.</div>
<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/05/bio2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2231" title="bio2" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/05/bio2-300x183.jpg" alt="" width="300" height="183" /></a>In pratica, si trasformano in benzina ed energia termoelettrica per le abitazioni tonnellate di soia, colza, girasole, mais e barbabietola da zucchero, sottraendo terreni ad altri impieghi: il rapporto elaborato da ActionAid considera anche i dati diffusi da Fao, Ocse e Banca Mondiale.</p>
<div id="_mcePaste">Dopo l’euforia iniziale, la produzione dei biocarburanti ha richiesto, sul piano normativo, una maggiore attenzione dei singoli Paesi a questi “effetti collaterali” accentuati, dal 2007, dalla crisi alimentare mondiale. La soluzione esiste, ma non è a portata di mano. Oltre ai biocombustibili derivati da coltivazioni, i più diffusi, ci sono quelli di seconda e terza generazione, prodotti dalla cellulosa e dai tessuti oleosi delle alghe. O da scarti agricoli. Non ci sarebbero rischi, in questo caso, ma qui le tecnologie sono solo agli inizi. Per non parlare del fatto che, a oggi, i vantaggi ambientali sono in parte vanificati dall’inquinamento generato in fase di raffinazione …</div>
<p><em>Eleonora Poli</em></p>
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		<title>Ec-oroscopo? Si chiama coerenza</title>
		<link>http://parlamidicase.com/sostenibilita/ec-oroscopo-si-chiama-coerenza/</link>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 12:56:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Questa volta, sono del tutto d&#8217;accordo con il mio oroscopo settimanale, che leggo puntualmente al segno Acquario su Internazionale on-line. Leggete anche voi, perché fa davvero riflettere.
Sono a favore della raccolta differenziata, del compostaggio e del car sharing. Tutto quello che possiamo fare per ridurre la nostra impronta ecologica va benissimo. Ma sono anche d’accordo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/05/acquario.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-2077" title="acquario" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/05/acquario.png" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>Questa volta, sono del tutto d&#8217;accordo con il mio oroscopo settimanale, che leggo puntualmente al segno Acquario su Internazionale on-line. Leggete anche voi, perché fa davvero riflettere. <span id="more-2076"></span></p>
<p>Sono a favore della raccolta differenziata, del compostaggio e del car sharing. Tutto quello che possiamo fare per ridurre la nostra impronta ecologica va benissimo. Ma sono anche d’accordo con il giornalista Chris Hedges: “L’ecosistema non sta morendo perché usiamo l’asciugatrice ma perché le multinazionali considerano tutto, dagli esseri umani all’ambiente, una merce. E perché il consumo è il motore del profitto”.</p>
<p>Quindi, oltre a sforzarci di salvare la Terra modificando le nostre abitudini individuali, dobbiamo rivedere anche il modo in cui funzionano le grandi imprese. Adesso proviamo ad applicare lo stesso ragionamento allo specifico dilemma personale davanti al quale ti trovi. È importante cambiare te stesso – e sono contento che tu sia pronto ad assumerti le tue responsabilità – ma dovrai anche cercare di modificare il sistema di cui fai parte.</p>
<p><em>Ilaria Moschino</em></p>
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		<title>Inquinare meno? E’ un gioco da ragazzi</title>
		<link>http://parlamidicase.com/parlamidilibri/inquinare-meno-e%e2%80%99-un-gioco-da-ragazzi/</link>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 08:37:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[riscaldamento globale]]></category>
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		<description><![CDATA[
Manuale di sopravvivenza della Terra raccontato ai bambini: “Mamma mia che caldo che fa” di Leo Hickman (ed. Salani), fresco di presentazione al Festival del giornalismo di Perugia, insegna ai più piccoli a dare la caccia agli sprechi disseminati nella vita quotidiana e a fare scelte ecoconsapevoli.
Domande e risposte semplici e immediate, curiosità, rimedi a portata di mano da sperimentare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/05/phpSAY36QAM.jpg.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1949" title="phpSAY36QAM.jpg" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/05/phpSAY36QAM.jpg.jpeg" alt="" width="234" height="350" /></a></p>
<div id="_mcePaste">
<div id="_mcePaste">Manuale di sopravvivenza della Terra raccontato ai bambini: “Mamma mia che caldo che fa” di Leo Hickman (ed. Salani), fresco di presentazione al Festival del giornalismo di Perugia, insegna ai più piccoli a dare la caccia agli sprechi disseminati nella vita quotidiana e a fare scelte ecoconsapevoli.<span id="more-1947"></span></div>
<div id="_mcePaste"></div>
<p>Domande e risposte semplici e immediate, curiosità, rimedi a portata di mano da sperimentare e condividere con gli adulti. E in mezzo a consigli pratici e immagini fumettistiche, c’è spazio per cifre e dati emblematici che faranno riflettere anche i genitori. D’altra parte, l’autore, giovane giornalista inglese del “The Guardian”, è considerato un vero esperto in materia di ecologia.</p>
<div id="_mcePaste"></div>
<p>Si scopre allora, leggendo, che ci sono voluti gli studi congiunti di 3000 climatologi, dal 1988 a oggi, per convincere i grandi del mondo di quanto si potevano ridurre le emissioni nocive passando dalle lampadine a incandescenza a quelle a basso consumo. E viene anche valutato che, per produrre l’energia sufficiente ai fabbisogni dell’intero globo, basterebbe coprire di pannelli solari un minuscolo quadratino delle superficie terrestre.</p>
<p>Infine, tra il reale e l’immaginario, un pronostico inquietante: se non si pone rimedio ai cambiamenti climatici in atto, i nostri mari, sempre più caldi, in futuro diventeranno inevitabilmente proprietà… delle meduse, tra le poche specie in grado di muoversi a proprio agio nelle tiepide acque!</p>
<p><em>Eleonora Poli</em></p>
</div>
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		<title>Costruiscono una casa nei giardini Montanelli</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 12:55:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giardini Montanelli]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
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		<description><![CDATA[
Ma non si tratta di una qualche speculazione, piuttosto si annuncia come una bella iniziativa. Si chiama la Case del Ben Essere, sarà ultimata entro pochi giorni perchè dal 4 Maggio al 4 Luglio sarà possibile visitarla previa prenotazione. La progettazione è dell&#8217;architetto Paolo Bodega, la realizzazione a cura di Fumagalli Edilizia Industrializzata e GranitiFiandre Spa, con il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/04/Casa_opt.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1928" title="Casa_opt" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/04/Casa_opt.jpg" alt="" width="350" height="263" /></a></p>
<p>Ma non si tratta di una qualche speculazione, piuttosto si annuncia come una bella iniziativa. Si chiama la Case del Ben Essere, sarà ultimata entro pochi giorni perchè dal 4 Maggio al 4 Luglio sarà possibile visitarla previa prenotazione. La progettazione è dell&#8217;architetto Paolo Bodega, la realizzazione a cura di Fumagalli Edilizia Industrializzata e GranitiFiandre Spa, con il patrocinio del Comune di Milano Assessorato alla Salute.<span id="more-1926"></span></p>
<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/04/Manifesto_opt.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1929" title="Manifesto_opt" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/04/Manifesto_opt-217x300.jpg" alt="" width="217" height="300" /></a>Andrò sicuramente a vederla per voi, sono curioso di sapere a che punto siamo nell&#8217;applicazione di materiali e tecnologie. In particolare in tema di domotica e di arredo. E non ultimo mi incuriosisce l&#8217;aspetto d&#8217;insieme della costruzione che, dai disegni che ho visto mi lascia qualche dubbio. Ricordo solo che allo studio Paolo Bodega il comune di Chianciano Terme ha affidato un intervento di riqualificazione urbana in un&#8217;area centrale della cittadina. Al momento la riqualificazione ha portato come primo risultato l&#8217;abbattimento di almeno trenta maestosi pini marittimi (pinus pinea). Il tutto per far posto a: (cito dal sito dello studio di architettura) &#8221;una grande piazza coperta di 1700 mq, da vivere sia nella stagione estiva che in quella invernale&#8221;.</p>
<p>Forse per Ben Essere, in questo caso, si intende liberare l&#8217;uomo dal disturbo di aprire l&#8217;ombrello quando piove. Intanto di fianco al Museo di Scienze Naturali un siliquastro (cercis siliquastrum) fiorisce scarlatto e impertinente nonostante amministratori, sponsor ed architetti.</p>
<p><em>Antonio Cazzaniga</em></p>
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		</item>
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		<title>Non si uccidono così anche i cavalli?</title>
		<link>http://parlamidicase.com/fuorisalone-2010/non-si-uccidono-cosi-anche-i-cavalli/</link>
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		<pubDate>Sun, 18 Apr 2010 14:51:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fuorisalone 2010]]></category>
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		<category><![CDATA[irritazione]]></category>
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		<description><![CDATA[
Ci vuole una faccia tosta cialtrona e senza pudore o una ignoranza delle più elementari nozioni botaniche per allestire in questo modo  lo spazio che, in via Tortona, ospita niente meno che un concorso di design che si autodefinisce &#8220;Be Sustainable&#8221;. Alcune centinaia di vasi contenenti piante officinali affollano ogni dove in questo spazio ormai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/04/Officinali-2_opt.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1807" title="Officinali-2_opt" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/04/Officinali-2_opt.jpg" alt="" width="380" height="355" /></a></p>
<p>Ci vuole una faccia tosta cialtrona e senza pudore o una ignoranza delle più elementari nozioni botaniche per allestire in questo modo  lo spazio che, in via Tortona, ospita niente meno che un concorso di design che si autodefinisce &#8220;Be Sustainable&#8221;. Alcune centinaia di vasi contenenti piante officinali affollano ogni dove in questo spazio ormai simile ad un lazzaretto vegetale.<span id="more-1806"></span></p>
<p>Siamo a poco più della metà dell&#8217;evento e le povere piantine stanno giocando le ultime carte nel tentativo di sopravvivere all&#8217;incompetenza del progettista dell&#8217;allestimento. Le salvie sono miseramente accasciate dall&#8217;arsura, le melisse filano contorcendosi alla ricerca di luce, i rosmarini e le piantine di timo languono senza speranza. La situazione è talmente irritante che i visitatori commentano solo lo stato di malessere delle piantine quasi ne percepissero i gemiti addolorati. E le povere hostess si scusano dell&#8217;ecatombe.</p>
<div id="_mcePaste"><strong><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/04/Officinali-1_opt.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1808" title="Officinali-1_opt" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/04/Officinali-1_opt.jpg" alt="" width="300" height="400" /></a>Irritazione numero 1</strong>. Al vetrinista che ha progettato lo spazio è consentito il non aver letto <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gustav_Fechner" target="_blank">Gustav Theodor Fechner</a> e il suo illuminante <a href="http://www.ibs.it/code/9788845923364/fechner-gustav-t-/nanna-anima-delle.html" target="_blank">NANNA</a> ma non gli può essere consentito, dopo questo scempio in materia di uso del verde, di andare oltre il verde del semaforo. Ammonizione semplice.</div>
<p><strong>Irritazione numero 2</strong>. I responsabili marketing e comunicazione dello sponsor internazionale di questo evento hanno fatto un bel danno coprendolo di ridicolo. Forse erano in vacanza se non di fatto certamente con le sinapsi neuronali. Ammonizione doppia ed espulsione. Meritano di trovarsi un nuovo mestiere, perché anche il cavalcare una moda prevede una certa professionalità, almeno da cavallerizzo.</p>
<div id="_mcePaste"><strong>Irritazione numero 3</strong>. La multinazionale del settore dell&#8217;elettronica di consumo (credo si dica così) è colpevole almeno di omesso controllo. Furbesco infilarsi nel trend modaiolo del verde, lo fanno in molti, ma anche la furbizia non può essere tanto slegata dall&#8217;intelligenza. Nella quarta pagina del SYDA magazine 2010 ci sollecita a ricordare 10 cose per salvare il pianeta, io ne ricordo una a loro &#8220;le piante vanno rispettate, anche se sono pianticelle in vaso nate e cresciute in cattività&#8221;. Perché il rischio che corre la nostra innominata multinazionale è di aggiungere al suo profilo oltre alla seguente autoreferenza &lt;&lt;Leader nel digitale, impegnata nel sociale e livello globale, gruppo di società poliedriche improntate all&#8217;etica&#8230;&gt;&gt; anche la meritata fama di leader nelle tecniche di diserbo rapido. Ammonizione tripla ed espulsione dal mio carrello della spesa.</div>
<p><em>Antonio Cazzaniga</em></p>
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		<title>Veramente green, dall’inizio alla fine</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 15:31:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Saloni 2010]]></category>
		<category><![CDATA[ecodesign]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
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		<description><![CDATA[
Sarà vera sostenibilità? Questo è il problema… Per valutare se un mobile, un complemento o un oggetto è davvero eco, non bisogna fermarsi all’apparenza, cioè al materiale; bisogna chiedersi soprattutto come è stato fatto. E come verrà smaltito. Domanda impopolare, quest’ultima, da porre alle aziende: chi cerca di vendere prodotti nuovi e ipertecnologici non gradisce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/04/phpXSYLbuAM.jpg1.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1651" title="phpXSYLbuAM.jpg" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/04/phpXSYLbuAM.jpg1.jpeg" alt="" width="179" height="350" /></a></p>
<p>Sarà vera sostenibilità? Questo è il problema… Per valutare se un mobile, un complemento o un oggetto è davvero eco, non bisogna fermarsi all’apparenza, cioè al materiale; bisogna chiedersi soprattutto come è stato fatto. E come verrà smaltito. Domanda impopolare, quest’ultima, da porre alle aziende: chi cerca di vendere prodotti nuovi e ipertecnologici non gradisce molto che il cliente pensi subito a quando e come finiranno nella spazzatura. E’ quanto mai necessario pensarci, invece.<span id="more-1641"></span></p>
<p>Così, molti dei prodotti esposti in questi giorni nei laboratori della Fabbrica del vapore sono illustrati da una scheda che spiega esattamente quanto e perché sono eco. I parametri considerati sono l’atossicità, la bassa generazione di rifiuti, il ridotto consumo energetico ma anche la biodegradabilità, l’origine e la riutilizzabilità dei componenti.</p>
<div id="_mcePaste">E non dimentichiamo la voce “provenienza locale”. Un’alta percentuale dei consumi deriva dal trasporto di materie prime e prodotti. Ecco allora l’originale soluzione, alternativa e in controtendenza, trovata dal gruppo di “Recession design”: non vendere più mobili fatti e finiti, ma modelli, semplici concept che il cliente potrà costruirsi da solo, acquistando legno e ferramenta in qualunque centro bricolage sotto casa e seguendo le istruzioni fornite dai progettisti su un semplice foglio illustrativo. Risultato, spese logistiche pari a zero.</div>
<p><em>Eleonora Poli</em></p>
<p>Veramente green, dall’inizio alla fine<br />
Sarà vera sostenibilità? Questo è il problema… Per valutare se un mobile, un complemento o un oggetto è davvero eco, non bisogna fermarsi all’apparenza, cioè al materiale; bisogna chiedersi soprattutto come è stato fatto. E come verrà smaltito. Domanda impopolare, quest’ultima, da porre alle aziende: chi cerca di vendere prodotti nuovi e ipertecnologici non gradisce molto che il cliente pensi subito a quando e come finiranno nella spazzatura. E’ quanto mai necessario pensarci, invece. Così, molti dei prodotti esposti in questi giorni nei laboratori della Fabbrica del vapore sono illustrati da una scheda che spiega esattamente quanto e perché sono eco. I parametri considerati sono l’atossicità, la bassa generazione di rifiuti, il ridotto consumo energetico ma anche la biodegradabilità, l’origine e la riutilizzabilità dei componenti. E non dimentichiamo la voce “provenienza locale”. Un’alta percentuale dei consumi deriva dal trasporto di materie prime e prodotti. Ecco allora l’originale soluzione, alternativa e in controtendenza, trovata dal gruppo di “Recession design”: non vendere più mobili fatti e finiti, ma modelli, semplici concept che il cliente potrà costruirsi da solo, acquistando legno e ferramenta in qualunque centro bricolage sotto casa e seguendo le istruzioni fornite dai progettisti su un semplice foglio illustrativo. Risultato, spese logistiche pari a zero.<br />
Eleonora Poli</p>
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		<title>Ecodesign, chiariamoci un po’ le idee</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 15:26:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Saloni 2010]]></category>
		<category><![CDATA[ecodesign]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
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Come un filo rosso, il tema della sostenibilità attraversa le giornate del Salone e gli eventi collaterali sparsi per la città. Pare davvero non ci sia quest’anno una sola azienda, grande o piccola, senza una collezione, un materiale o una tecnologia dai risvolti ecocompatibili. Ma da dove cominciare? Magari dalla Fabbrica del Vapore, seguendo il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/04/phpGLCxSqAM.jpg.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1646" title="phpGLCxSqAM.jpg" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/04/phpGLCxSqAM.jpg.jpeg" alt="" width="350" height="234" /></a></p>
<p>Come un filo rosso, il tema della sostenibilità attraversa le giornate del Salone e gli eventi collaterali sparsi per la città. Pare davvero non ci sia quest’anno una sola azienda, grande o piccola, senza una collezione, un materiale o una tecnologia dai risvolti ecocompatibili. Ma da dove cominciare? <span id="more-1640"></span>Magari dalla Fabbrica del Vapore, seguendo il percorso espositivo di “Posti di Vista -- Green Block”: lavori di designer emergenti, ma anche proposte di brand noti, da Veneta Cucine ad Abet Laminati, da Campeggi a Roca.</p>
<p>Per orientarsi tra installazioni d’effetto, librerie di cartone e mobili che profumano di legno grezzo, prima considerazione da fare è che il fenomeno ha più facce di quante non si creda. Certo, il recupero di materiali destinati a finire tra i rifiuti è l’aspetto più eclatante. Si rimane per esempio colpiti dalla scenografica scultura sospesa di Lisa Farmer, fatta con make-ready sheet, vale a dire scarti di tipografia; o dalle sedie X2Chairs di Giorgio Caporaso, 100% riciclabili; o ancora dalle poltroncine realizzate con vecchi pneumatici. Oggetti che parlano da soli.</p>
<div id="_mcePaste">Ma attenzione, perché a detta degli stessi ecoprogettisti, non è tutto oro quello che luccica: il design sostenibile si scontra con un paradosso. Quanta anidride carbonica si immette in atmosfera per ottenere un oggetto riciclato? A oggi, molta di più rispetto a quella necessaria in un processo produttivo tradizionale. Ecco allora un punto debole sul quale occorre lavorare, altrimenti ogni vantaggio rischia di perdersi.</div>
<p><em>Eleonora Poli</em></p>
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		<title>Gioco di specchi e natura</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 14:40:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Saloni 2010]]></category>
		<category><![CDATA[cucine]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[specchi]]></category>
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Tutta la voglia di verde, ecosostenibilità e materiali naturali che ha ormai invaso ogni settore, si specchia quest&#8217;anno in superfici lucide e splendenti.
Se da una parte infatti aumentano piani lavoro in (più o meno finiti) pietra e legno come quelli proposti da Häker, GeD cucine e Snaidero, dall&#8217;aria massiccia e resistente, dall&#8217;altra troviamo altri protagonisti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/04/3-HAKER_opt.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1617" title="3) HAKER_opt" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/04/3-HAKER_opt.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<div id="_mcePaste">Tutta la voglia di verde, ecosostenibilità e materiali naturali che ha ormai invaso ogni settore, si specchia quest&#8217;anno in superfici lucide e splendenti.<span id="more-1618"></span></div>
<p>Se da una parte infatti aumentano piani lavoro in (più o meno finiti) pietra e legno come quelli proposti da Häker, GeD cucine e Snaidero, dall&#8217;aria massiccia e resistente, dall&#8217;altra troviamo altri protagonisti del settore come Pedini ed i sempre gettonatissimi elettrodomestici Miele che sembrano volerci confondere in un immenso gioco di (non) fragili specchi.</p>
<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/04/phpZnAf1CAM.jpg.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1620" title="phpZnAf1CAM.jpg" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/04/phpZnAf1CAM.jpg.jpeg" alt="" width="400" height="318" /></a></p>
<p>Il tutto è poi ammantato e letteralmente invaso da vere e proprie piantagioni, tanto che la sempreverde idea che la cucina dovesse essere prima di tutto semplice e funzionale sembra lasciare spazio ad innovativi orti botanici in chiave minimalista.</p>
<p>Diciamo &#8220;sembra&#8221; perché non si possono certamente mettere in dubbio le ormai assodate caratteristiche funzionali di questi ed altri produttori e, dopotutto, chi non ha mai amato portare un po&#8217; di floreale natura in casa propria?</p>
<div id="_mcePaste"><em>Erika Medina </em>e<em> Chiara Isner Matera</em></div>
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		<title>Vernacular villages</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 14:46:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario di un fotografo]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[villaggi]]></category>
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Ho sempre ammirato il senso di aggregazione dei villaggi antichi, in cui le vicine case ti fanno sentire parte di una comunità e dove il calore generato nelle mura domestiche è condiviso e trattenuto in una sorta di abbraccio architettonico. Intraprendo questo viaggio nel sud Italia motivato dalla convinzione che la spontaneità di quei villaggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/03/santini1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1087" title="santini1" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/03/santini1.jpg" alt="" width="433" height="280" /></a></p>
<p>Ho sempre ammirato il senso di aggregazione dei villaggi antichi, in cui le vicine case ti fanno sentire parte di una comunità e dove il calore generato nelle mura domestiche è condiviso e trattenuto in una sorta di abbraccio architettonico. Intraprendo questo viaggio nel sud Italia motivato dalla convinzione che la spontaneità di quei villaggi ha una saggezza progettuale da prendere a modello nelle applicazioni della vita abitativa contemporanea, con le sue attuali problematiche di sostenibilità energetica ed ambientale.<span id="more-1079"></span></p>
<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/03/santini2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1089" title="santini2" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/03/santini2.jpg" alt="" width="430" height="287" /></a></p>
<p>Un viaggio itinerante attraverso le Isole Eolie, la Sicilia, l’isola di Pantelleria, la Puglia, l’isola di Capri, alla ricerca di una matrice comune che è il recupero di una architettura spontanea antica, in origine creata da gente ordinaria senza l’intervento di architetti professionisti, e che oggi è oggetto di attenzione da parte di proprietari illuminati e progettisti attenti a restauri conservativi che ne evidenziano le originali caratteristiche.</p>
<p>Questi villaggi e le loro abitazioni usano materiali naturali locali per la loro costruzione riducendo conseguentemente il costo d’ importazione di tali risorse. Alcune delle case presentate utilizzano, ad esempio, per la tinteggiatura degli esterni calce bianca non per vezzo estetico ma per riflettere la luce solare per contenere le temperature negli interni durante i mesi più caldi dell’anno. L’aspetto interessante è che tali accorgimenti e materiali naturali utilizzati come ad esempio la pietra, il legno, il ferro, quando usati nei modi presentati creano una vita e una magia estetica da cui trarre ispirazione.</p>
<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/03/santini6.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1088" title="santini6" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/03/santini6.jpg" alt="" width="160" height="239" /></a>Tuttavia analizzare razionalmente gli elementi che concorrono alla creazione di tali equilibri può avere, a volte, efficacia limitata.  Come si gusta un eccellente piatto di cucina nostrana di questi luoghi senza chiedersi delle quantità degli ingredienti, ogni lettore di questo testo potrebbe calarsi nelle solari atmosfere delle immagini di queste isole sognando una calda giornata d’estate; e all’insistente canto delle cicale potremmo immaginare di prendere sonno nella fresca alcova termoventilata di un Dammuso per poi rinfrescarsi il viso, al risveglio, con l’acqua della cisterna proveniente dalla pioggia dell’ultimo temporale.</p>
<p><em>Claudio Santini</em></p>
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		<title>Responsible Siting</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 11:03:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario di un fotografo]]></category>
		<category><![CDATA[California]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[ecosistema]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[verde]]></category>
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E’ il titolo del capitolo numero 7 del mio ultimo libro “Green is Beautiful”.  Ho tentato di rappresentare questo concetto della sostenibilità fotografando alcuni progetti che esprimono esteticamente e tecnicamente il rispettoso impatto che una nuova costruzione residenziale ha sul paesaggio circostante. Sto viaggiando nel nord della California dove la vegetazione e’ ricca e lussureggiante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/02/001-IMG_6506.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-829" title="001-IMG_6506" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/02/001-IMG_6506.jpg" alt="" width="464" height="310" /></a></div>
<p>E’ il titolo del capitolo numero 7 del mio ultimo libro <a href="http://www.claudiosantini.com/news" target="_blank">“Green is Beautiful”</a>.  Ho tentato di rappresentare questo concetto della sostenibilità fotografando alcuni progetti che esprimono esteticamente e tecnicamente il rispettoso impatto che una nuova costruzione residenziale ha sul paesaggio circostante. Sto viaggiando nel nord della California dove la vegetazione e’ ricca e lussureggiante per via delle precipitazioni dei mesi invernali. La costa e’ rocciosa, alta e frastagliata e si affaccia a picco sull’oceano Pacifico: un luogo ideale per costruire una casa.  <span id="more-827"></span></p>
<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/02/016-IMG_6308.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-830" title="016-IMG_6308" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/02/016-IMG_6308-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" /></a>E’ quello che ha pensato il signor Treadwell, uno scrittore di Los Angeles. Un luogo che evoca atmosfere da “Beat Generation”, ideale per rifugiarsi e lavorare in perfetta armonia con il mistero della natura. Il requisito fondamentale di una abitazione che rispetta il paesaggio circostante è quello di essere quasi invisible e di integrarsi perfettamente con l’andamento del terreno e con i colori della vegetazione. Questa casa ha una superficie di circa 120 metri quadrati ed è immediatamente riconoscibile per via della forma ondulata del tetto che appunto ricorda una lunga onda oceanica. Sul tetto un manto erboso continua la morfologia del terreno adiacente che rende la casa praticamente invisibile dall’alto e a chi ci si avvicina da est. Sul fronte della casa una metafisica vasca a idromassaggio dalla vista mozzafiato costruita in pietre locali continua i colori del mare e del terreno in una sorta di spettacolare equilibrio cromatico.</p>
<p>Quando si parla di impatto visivo, la scelta delle piante e la sistemazione del terreno circostante la casa è di importanza determinante. Lo studio di architettura Carver Schicketanz ha posto particolare attenzione al rispetto dell’ecosistema della zona utilizzando piante locali e ideando un efficace sistema di drenaggio delle acque durante le lunghe e abbondanti piogge invernali. Un importante aspetto dell&#8217;uso responsabile del territorio riguarda l’orientamento dell’abitazione in sede di progetto. Una esposizione ottimale del fronte della casa tiene conto del movimento solare durante le ore diurne e dell’effetto ombra generato dagli alberi e dalla vegetazione circostante; garantire una bilanciata ombreggiatura e una corretta ventilazione durante le ore del giorno e nei periodi più caldi dell’anno è uno degli aspetti più significativi di tale progettazione.</p>
<p><a href="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/02/018-IMG_6363_opt.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-831" title="018-IMG_6363_opt" src="http://parlamidicase.com/wp-content/uploads/2010/02/018-IMG_6363_opt-300x200.jpg" alt="" width="240" height="160" /></a>Pensare una casa ecologica che rispetta l’ambiente tuttavia non richiede soltanto abilità tecnica. Come in molte altre discipline artistiche anche nell’architettura l’eccellenza è raggiunta quando la bellezza e la tecnica si fondono all’unisono in una sorta di equilibrio estetico-funzionale. In due parole di speranza, si potrebbe ipotizzare un futuro sostenibile di successo nella condizione in cui “Green is Beautiful”.</p>
<p><em>Claudio Santini</em></p>
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